Al termine del primo millennio si erano già sviluppate, lungo la costa del Mozambico, diverse località che commerciavano con il Medio Oriente e l’India, e si erano consolidati i regni del Maravi, situato tra l’attuale Malawi e il fiume Zambezi e di Monomatapa che si estendeva a sud dello Zambezi sino all’attuale Zimbabwe. Questa era la situazione all’arrivo di Vasco da Gama quando, nel 1498, giunse sulle coste del Mozambico allo scopo di organizzare delle basi di appoggio per il rifornimento delle navi portoghesi dirette in India.
La dominazione coloniale
La presenza portoghese ben presto sostituì gli arabi nel commercio dell’avorio, dell’oro e degli schiavi e, nella successiva fase di penetrazione all’interno della regione, con i reami esistenti.
Mentre tra la fine del 1400 e l’inizio del 1500 vennero costruite diverse fortezze con lo scopo di difendere i primi insediamenti portoghesi, l’esplorazione e la conseguente colonizzazione dell’interno fu lenta e finalizzata inizialmente al commercio. Solo a partire dal 1700 vennero organizzati i primi insediamenti agricoli ed iniziarono a giungere i primi ordini religiosi per l’evangelizzazione degli indigeni. Nel 1752 il Mozambico venne separato dall’amministrazione coloniale dell’India portoghese divenendo una colonia autonoma.
L’effettiva colonizzazione del Mozambico iniziò nel 1885, quando la Conferenza di Berlino stabilì le divisioni territoriali tra il Portogallo, la Germania e l’Inghilterra ed il Mozambico, sul modello di altre colonie europee, venne amministrato da grandi compagnie a cui lo stato portoghese concesse ampi territori (Compagnia del Mozambico nel 1888, della Zambezia nel 1892, del Niassa nel 1893,). Queste compagnie avevano la funzione di veri e propri Stati dentro lo Stato, occupandosi della gestione del territorio, delle vie di comunicazione, dell’utilizzo di mano d’opera e del pagamento delle imposte. Alla fine del 1800 venne impostato un modello economico che affittava la mano d’opera maschile al Sudafrica e alla Rhodesia per essere utilizzata nelle piantagioni e nelle miniere, a scapito della promozione dello sviluppo economico interno.
A partire dal 1930 il governo portoghese introdusse le coltivazioni di cotone, tè, riso e zucchero, obbligando la popolazione indigena al lavoro forzato nelle piantagioni per sei mesi all’anno. Nel 1960, quando questo modello di sfruttamento terminò, in Mozambico vi erano oltre un milione di persone sottomesse al regime di lavoro obbligatorio locale.
La guerra di indipendenza e la guerra civile
Questa situazione originò diverse rivolte, tra cui quella di Mueda del 1960, che causò centinaia si morti e dette origine al movimento di liberazione, il Frelimo (Fronte di Liberazione del Mozambico) costituito nel 1962. Nel 1964 il Frelimo iniziò la lotta armata che si concluse il 25 giugno 1975 con il riconoscimento dell’indipendenza da parte del Portogallo e la nascita del nuovo stato: la Repubblica Popolare del Mozambico di ispirazione marxista e l’avvio di un programma rivolto a trasformare profondamente il paese mediante le nazionalizzazioni delle industrie e la collettivizzazione delle campagne. L’abbandono dei portoghesi e la mancanza di personale qualificato e competente causò il crollo economico e l’avvicinamento all’Unione Sovietica.
Nel 1977 sorse la Renamo (Resistenza Nazionale Mozambicana), un movimento di opposizione sostenuto dal Sudafrica e da ex-coloni portoghesi, il cui obiettivo era la caduta del governo. Iniziò una lunga guerra civile che si concluse dopo 16 anni. Gli anni Ottanta furono i più difficili per il nuovo stato: la guerra civile si estendeva sempre di più spingendo milioni di persone ad abbandonare le campagne e costringendo il Mozambico a dipendere totalmente dagli aiuti della comunità internazionale. Nel 1986 alla morte, per cause non ancora chiarite, del presidente Samora Machel, la guida dello stato passò a Joaquim Chissano che dette l'avvio ai negoziati con la Renamo, all'abbandono del modello socialista e alla firma del trattato di pace, avvenuta a Roma nel 1992.
La firma dell’accordo di pace è stato il presupposto per lo sviluppo del Mozambico ed ha consentito, grazie al sostegno della comunità internazionale, la rapida riabilitazione e ricostruzione di gran parte delle infrastrutture sociali distrutte durante la guerra mentre il processo di democratizzazione si è consolidato nel tempo, accompagnato dalla privatizzazione dei principali settori di produzione. Le prime elezioni, svoltesi nel 1994, hanno visto la vittoria del Frelimo, così come le successive del 1999 e quelle del 2004 in cui la presidenza è passata ad Armando Guebuza.