Mi sono recato per la prima volta in Mozambico alla fine del 1986. In quel periodo il Paese era nel pieno della guerra civile. Maputo, la capitale, era diventata in pochi anni solo un ricordo della città che un tempo era conosciuta in tutta l’Africa Australe per la bellezza dei suoi viali e dei suoi giardini. La città delle “acacie rosse” era divenuta il rifugio di migliaia di profughi che giungevano dalle zone rurali in cerca di sicurezza e costruivano le loro abitazioni, una capanna in paglia e fango, nel primo pezzetto di terreno libero che trovavano.
Ma nelle zone rurali la situazione non era migliore: si combatteva ovunque, tra Frelimo (Fronte per la Libertà del Mozambico) e Renamo (Resistenza Nazionale del Mozambico), pur se questo genere di notizie non erano rese pubbliche. Il Governo dell’epoca si limitava a parlare di azioni di “banditi armati” e a sconsigliare i viaggi via terra. In realtà la Renamo controllava i tre quarti dell’intero territorio nazionale. Di molte località, totalmente isolate, non si avevano notizie da anni ed era impossibile raggiungerle per le vie d'accesso minate.
Da allora ho iniziato a dedicarmi a quello che ho sentito come la mia missione, ossia il sostegno dei più deboli ed in particolare dei bambini, vittime incolpevoli della guerra, che vedevo abbandonati per le strade: orfani, traumatizzati dalle violenze di cui erano stati testimoni, fuggiti dai loro villaggi dopo avere perso il contatto con i loro familiari, spesso rimasti uccisi nelle incursioni.
Le fotografie che ho scattato in Mozambico nel corso degli anni sono molte. Purtroppo quelle dei primi anni sono andate perdute. Ne riporto alcune, divise in periodi che contrassegnano sia le mie esperienze che l’evoluzione delle attività svolte dall’associazione che ho fondato nel 1986, il Centro Cooperazione Sviluppo, di cui sono stato presidente sino al 2003 oltre che rappresentante ufficiale per il Mozambico, accreditato presso il locale Ministero degli Esteri.