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2006
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Il sogno di Fra' Antonio - Giugno
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« Qui arrivavano i profughi che scappavano dalla guerra e le capanne aumentavano giorno dopo giorno, una di fianco all’altra, costruite in tutta fretta con argilla e paglia. I bambini erano una moltitudine, molti di loro erano orfani. Non c’erano scuole e il governo non era in condizione di costruirne.
Allora ho pensato di organizzare una scuola in questo quartiere che, col tempo, è diventato uno dei più grandi di Quelimane. La scuola è stata costruita un po' per volta, man mano che arrivavano le risorse dei benefattori. All’inizio gli alunni sedevano sotto un albero, poi sono sorte delle semplici costruzioni di canne e infine abbiamo realizzato una vera scuola in muratura ».
Fra’ Antonio guida lentamente nelle strette vie di terra battuta che attraversano il quartiere di Santaguar, tra un andirivieni incessante di persone. Siamo diretti alla scuola intitolata alla memoria dei tre missionari cappuccini uccisi nel 1989 a Inhassunge, la località situata sull'altra riva del fiume: la Scuola dei Martiri.
Conosco questa scuola per averla visitata più volte negli anni scorsi. La ricordo quando era ancora composta da costruzioni di canne e ne avevo seguito lo sviluppo, accompagnando fra’ Antonio mentre si recava alle riunioni con gli insegnanti o verificava l’andamento dei lavori.
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Nel 1989 il Mozambico era ancora in piena guerra civile e la Zambesia era una delle province in cui gli scontri militari erano più aspri.
Il 27 marzo di quell’anno, il lunedì dell’Angelo, un gruppo di guerriglieri era entrato nella località di Inhassunge, sull’altra sponda del fiume Bons Sinais. Si sparava sin dal primo mattino: l’esercito tentava di contenere l’avanzata e gli scontri si avvicinavano sempre più alla missione dei Cappuccini.
Tre di loro, padre Camillo Campanella, padre Francesco Bortolotti e fra’ Oreste Saltori decidevano di uscire per rifugiarsi in un bananeto ma, scambiati per mercenari, venivano uccisi. Padre Pagliara, rimasto dentro l’edificio, fu obbligato a seguire i guerriglieri per quaranta giorni, raccontando poi la sua disavventura nel libro Bazooka e sangue a Inhassunge.
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Sul luogo dove avvenne il martirio, vi è oggi un semplice ma significativo monumento a ricordo di quell'episodio: tre croci poste sulla sagoma dell’Africa, con le fotografie dei tre missionari.
In quello stesso periodo fra’ Antonio aveva iniziato la costruzione di una piccola scuola di canne per i bambini del quartiere che chiamò Scuola dei Martiri di Inhassunge, in memoria dei tre missionari che avevano sacrificato la loro vita per un ideale.
Oggi le originarie costruzioni in canne sono state sostituite da una scuola in muratura, inaugurata nel 2002 dal Ministro dell’Educazione, come ricorda un’iscrizione posta nel cortile della scuola assieme alle immagini dei tre Martiri.
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Si tratta di una notevole struttura, non solo per le quattordici aule, per gli oltre duemila alunni iscritti o per i corsi di alfabetizzazione per gli adulti, ma anche per la tenacia necessaria per farla funzionare.
Occorre riparare il tetto per non far entrare la pioggia nelle aule, sostituire i vetri che si rompono, cambiare le lampadine che non funzionano o un tubo che perde. Occorre il materiale didattico per gli insegnanti, il materiale di cancelleria per la segreteria. Bisogna poi pagare il consumo dell’acqua e dell’energia elettrica, senza contare gli stipendi per il personale.
Per questo motivo la scuola è gratuita solo per i primi tre anni: dal quarto anno in poi occorre contribuire con una mensilità di quattro euro, cifra che per noi appare trascurabile, ma che per molte famiglie mozambicane è onerosa.
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« Ma se la famiglia di un alunno non è più in grado di pagare il contributo mensile, consentiamo ugualmente di continuare la frequenza » spiega fra’ Antonio, per il quale la quadratura dei conti rappresenta spesso un grattacapo, anche se molti amici e benefattori dall’Italia lo sostengono.
E da oggi la scuola dei Martiri avrà un amico in più: nei prossimi giorni inizieremo anche qui un programma di adozioni a distanza, con il quale gli alunni riceveranno il materiale scolastico e la scuola utilizzerà i contributi ricevuti per le spese di gestione.
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Nei lunghi anni di guerra civile e negli anni della ricostruzione, nelle località in cui il governo era assente o non disponeva di risorse per intervenire, sono state le scuole create dai missionari di ogni nazionalità a garantire l’istruzione.
Laici e cattolici che con il loro sacrificio, la loro abnegazione e il loro martirio, hanno contribuito alla ricostruzione del Mozambico di oggi. Ed è su scuole come queste che si deve scommettere.
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