|
|
 |
|
2005
|
 |
 |
|
|
|
Un nuovo impegno di solidarietà - Aprile
|
|
Il nome della strada, Madre Maria Clara, scolpito nella pietra all’inizio della leggera salita che conduce alla missione delle Suore Francescane, evoca una sensazione di quiete ampliata dal silenzio, dall’azzurro del cielo e dalle verdi colline all’orizzonte.
Questa strada esiste da pochi anni ed è stata aperta da quando è sorta la nuova missione in cui sono diretto, invitato da suor Suzana, superiora delle missionarie Francescane, la stessa congregazione con cui collaboriamo in interventi di adozione a distanza in varie località del Mozambico.
Giungervi è semplice: lasciata Maputo, pochi chilometri prima dell’abitato di Marracuene una strada in terra battuta conduce alla nuova località di Mumemo, sorta dopo le alluvioni del 2000, di cui suor Suzana me ne racconta la storia.
|
 |
|
|
« Tutto è iniziato nel febbraio del 2000, quando le inondazioni hanno colpito il quartiere di Lhanguene, dietro al nostro convento. Dopo giorni di piogge continue, molte famiglie che avevano perso tutto hanno bussato alla nostra porta chiedendo aiuto.
Erano molte, ma abbiamo potuto alloggiarne solo una parte; non avevamo spazio e non potevamo ospitarle nel collegio, occupato dalle giovani. Abbiamo utilizzato un magazzino e collocato anche delle tende nel recinto della missione, in attesa che la situazione si normalizzasse.
Ma una settimana dopo l’inondazione siamo entrate nei quartieri alluvionati e abbiamo visto la gente muoversi ancora nell’acqua e nel fango. Molte case non esistevano più e nel terreno si erano aperte delle voragini. Ci siamo attivate con i nostri mezzi, utilizzando delle motopompe per togliere l’acqua rimasta.
Abbiamo ricostruito diverse case e favorito il ritorno di alcune decine di famiglie, ma ci siamo rese conto che non potevamo fermarci a questi semplici interventi di emergenza. Il nostro ideale francescano ci imponeva di andare oltre. »
|
 |
|
In suor Suzana si faceva strada allora un progetto che, inizialmente, sembrava irrealizzabile tanto appariva grandioso: trasferire le famiglie rimaste senza casa in una nuova località, dove sarebbero state costruite delle abitazioni con tutti i servizi necessari.
Poco a poco l’idea prende forma e, per un anno, suor Suzana e le consorelle bussano alla porta di ministeri, presentano richieste e si rivolgono ad organizzazioni umanitarie con la convinzione che, prima o poi, sarebbero riuscite nel loro intento.
La loro costanza viene premiata: il governo provinciale mette a disposizione un grande terreno nel distretto di Marracuene, mentre diverse agenzie di sviluppo garantiscono le prime risorse economiche.
È sufficiente per cominciare, il resto arriverà strada facendo.
Nel maggio del 2001 inizia la costruzione delle prime 500 abitazioni, di cui beneficiano oltre 2.000 persone.
|
 |
|
|
Oggi, a quattro anni di distanza, il bairro di Mumemo è una realtà consolidata. Dall’abitazione delle suore, situata nel punto più elevato del terreno, la vista abbraccia il reticolo geometrico delle strade e delle abitazioni, perfettamente allineate.
Ed è proprio da queste che, accompagnato da suor Suzana, inizio la visita al quartiere. « Le famiglie che vivono qui sono tra quelle che hanno perduto tutto nell’alluvione - spiega - Le abbiamo fatte venire sin dall’inizio dei lavori. Vivevano nelle tende e hanno aiutato a ripulire il terreno e a costruire i pozzi.»
Osservo le case. Sono tutte simili, possiedono un ingresso centrale e due stanze laterali. Nel retro vi è il servizio igienico, un recipiente che raccoglie l’acqua piovana e lo spazio per coltivare un piccolo orto, mentre una bassa siepe d’arbusti le delimita una dall’altra.
|
 |
|
|
Il centro sanitario non è molto grande, ma è sufficiente per gli abitanti del nuovo quartiere. « Abbiamo sottoscritto un accordo con il ministero della Sanità: il personale è nostro, ma viene stipendiato dal ministero. Abbiamo una media di 100–120 visite al giorno, con punte di 200 in certi periodi dell’anno. »
All’interno l’ambiente è pulito, la strumentazione completa e il personale appare competente. Due sale sono dedicate ai servizi materni e pediatrici.
Nell'edificio accanto è situato il centro sociale in cui si svolgono molteplici attività: dai corsi di taglio e cucito all’accoglienza delle famiglie che vengono a prendere possesso dell’abitazione, dalle attività del doposcuola alle riunioni con gli abitanti.
Qui viene tenuta anche tutta la contabilità del quartiere e le schede individuali di ogni residente. In una stanza a parte, è situato il “Gabinete de Aconselhamento e Testagem do Sida”. « Siamo vicini alla Strada Nazionale – mi spiega suor Suzana – e questo espone i residenti ai rischi di contrarre l’Aids per i contatti che vi possono essere con persone di passaggio. Chi rischia maggiormente sono i giovani e gli adolescenti. In questa struttura vengono elargiti consigli, eseguiti test e offerta assistenza a chi è contagiato. »
|
 |
|
|
Ed eccoci ora nella zona dell’istruzione e della formazione. Iniziamo dalla scuola elementare, una delle prime infrastrutture costruite. Possiede nove aule, un locale per la direzione e un’altro per la segreteria.
Poco più avanti vi è la scuola professionale, un complesso formato da diversi edifici dove si apprende a diventare fabbri, falegnami, meccanici, elettricisti, muratori, sarti mentre altri corsi inizieranno tra poco. « Prevediamo anche un corso di turismo rivolto alle giovani. In Mozambico il turismo avrà un grande sviluppo nei prossimi anni e non vi sono scuole che preparino il personale. » Si è pensato proprio a tutto.
Ed eccoci al mercato che, come in ogni quartiere che si rispetti, non poteva mancare: tutti i banchi, una sessantina, sono occupati da donne. « Abbiamo privilegiato la componente femminile: la maggior parte di loro sono vedove oppure hanno situazioni familiari difficili. »
Ma le sorprese non sono finite: ecco un allevamento di polli e poco più avanti il panificio che rifornisce di pane il quartiere e lo vende anche alle località vicine. « Alcuni rivenditori vengono addirittura dalla città ad acquistare il pane » afferma suor Suzana, con una punta di orgoglio.
|
 |
|
Giungiamo infine all’asilo. È stato lasciato per ultimo perché questo è il motivo della mia visita. Avevo conosciuto suor Suzana al Villaggio della Pace di Quelimane e a volte la incontravo tra una visita e l’altra. Poi, per molto tempo, non ho più avuto occasione di vederla sino a quando, lo scorso anno, mi sono imbattuto in lei durante una funzione religiosa.
Divenuta superiora delle missionarie Francescane, mi aveva parlato del nuovo quartiere che stava nascendo e della necessità di sostenere i numerosi bambini che aveva iniziato ad accogliere nell’asilo da poco costruito. Gli impegni economici erano tanti: sarebbe stato possibile - mi aveva chiesto – adottarne a distanza almeno una parte?
Non potevo darle una risposta immediata. All’interno del Centro Cooperazione Sviluppo erano in corso dei cambiamenti e alcune decisioni ormai non spettavano più a me. Ma, nel caso fosse stato possibile concretizzare tale possibilità, l’avrei certamente contattata.
|
 |
|
|
E ora questa possibilità si è realizzata: il Consiglio del CCS ha deliberato l’apertura di nuovi centri di sostegno, affidandomi tale incarico. Ho subito pensato a suor Suzana e alla sua richiesta, ed eccomi qui a verificare la possibilità di avviare il programma di sostegno.
È l’ora del pranzo e i bambini sono seduti su lunghi sgabelli, in attesa che vengano riempiti i piatti che hanno davanti. Suor Suzana si aggira tra i tavoli, scherzando con l'uno e con l’altro, mentre le inservienti iniziano a distribuire il cibo: riso con pezzetti di carne. Per molti di loro sarà l’unico pasto completo della giornata, a parte la merenda, che verrà distribuita prima di tornare a casa.
|
 |
|
È pomeriggio inoltrato quando lascio la località. Tornerò nei prossimi giorni per iniziare la compilazione delle schede personali dei bambini da inserire nel programma di adozione a distanza. Percorro lentamente la via principale, ora animata dalla frescura della sera imminente. Dalle porte aperte delle case escono risa, gridi di bambini, musica. Qualcuno, seduto davanti alla propria abitazione, mi fa un cenno di saluto.
Prima di immettermi nella strada nazionale mi volgo indietro, soffermandomi ad osservare le abitazioni costruite e, sulla bassa collina, la missione e le altre costruzioni realizzate. Un’opera imponente, nata dalla necessità di alcuni, dalla volontà di altri e dal lavoro di tutti coloro che hanno contribuito a fare diventare realtà i sogni.
|
 |
|
|
 |