2004 - Siccità - Veziano Armandi
 

2004

Siccità - Febbraio

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« Non abbiamo mai sofferto una fame simile. Sta seccando tutto. Campi e pozzi. Non piove dallo scorso anno e non abbiamo nulla da mangiare e da bere. I nostri animali stanno morendo e noi li seguiremo tra poco. È solo questione di tempo ».
L'uomo parla lentamente, intercalando espressioni dialettali. Si è avvicinato quando siamo scesi dalla vettura per visitare uno dei tanti villaggi che in questi mesi sono colpiti dalla siccità.
Mentre parla, volge lo sguardo attorno. Oltre alle capanne di paglia, la terra è arida e gli alberi sono privi di foglie. Vedo intorno qualche capra che si aggira in cerca di un’improbabile stelo d’erba. « Come fate per l’acqua? » chiedo. « Andiamo a prenderla lontano da qui, anche cinque chilometri. Ma basta solo per bere. »

Si avvicina un giovane di circa venticinque anni. È magro, gli abiti consunti, un paio di sandali di plastica ai piedi. Domanda a che organizzazione apparteniamo e, senza neppure lasciarci il tempo di rispondere, si offre per un lavoro. « Posso fare qualunque cosa. Ho la decima classe. Qualunque cosa pur di andare via da qui. Il raccolto è andato tutto perduto. » Gli chiediamo dove sta andando. « In cerca di radici. Si fanno bollire e riescono a far dimenticare la fame. »
Purtroppo non possiamo fare molto per lui e tanto meno siamo in grado di garantirgli un lavoro. Lo guardiamo allontanarsi lentamente. 
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In questi mesi alcune province del Mozambico, specialmente quelle del sud e del centro, sono colpite dalla siccità e il governo, tramite il Programma Mondiale dell’Alimentazione, ha iniziato le prime distribuzioni di alimenti, ma le necessità sono notevoli e molti villaggi non hanno ancora beneficiato di nessun aiuto.

Percorrendo la strada tra Inchope e Caia, al nord della provincia di Sofala, è possibile rendersi conto della gravità della situazione. Per centinaia di chilometri s’incontrano solo campi arsi dal sole, mentre la poca vegetazione esistente viene incendiata per stanare piccoli animali selvatici e sfamarsi.

La stessa situazione che stiamo vedendo lungo questa strada si sta verificando in molte altre località. A Caia è in corso una distribuzione di pane predisposta da un’organizzazione umanitaria americana, World Vision. La fila delle persone è lunga e molte sono le donne con bambini piccoli in braccio. Incontriamo l’amministratore della località: « Il fuoco ha distrutto oltre mille ettari di vegetazione. La gente cerca animali da mangiare perché la campagna non sta dando nulla. Anche i topi vengono mangiati oppure venduti
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A Chemba, sessanta chilometri da Caia, la situazione è ancora più grave. Parliamo con il regolo locale: « Stanno morendo delle persone a causa della fame, ma le autorità non vogliono riconoscerlo. » Chiediamo all’amministratore di confermarci i decessi. « Non ve ne sono stati. Si tratta senz’altro di persone morte per altre cause. È vero, esiste il problema della siccità, ma lo risolveremo presto. » Come, non si riesce a capirlo. Gli aiuti non sono ancora arrivati e la gente sta mangiando radici e frutti velenosi che possono provocare intossicazione e paralisi.

Anche a Búzi, al sud della provincia di Sofala, assistiamo allo stesso dramma: siccità e incendi che stanno compromettendo l’ambiente. Qui la maggior parte del raccolto è perduto, le persone mangiano mandioca e cacciano roditori.
A Machanga, stessa situazione: le persone si cibano di radici e foglie di anacardio. L’amministratore, a differenza di quello di Caia, ammette: « È vero, stanno morendo delle persone, ma i governatori provinciali hanno avuto precise disposizioni dal governo: confermare i decessi significherebbe ammettere l’incapacità delle autorità a gestire questa emergenza
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Nei villaggi le persone si disperdono nella boscaglia in cerca di qualcosa da mangiare, con solo un’accetta e coltello.
Molti bambini stanno correndo il rischio di essere bocciati per le assenze da scuola. Con la siccità si aggrava anche il problema dell’Aids, perché una dieta povera favorisce lo svilupparsi della malattia per i sieropositivi.

Nel letto dei fiumi secchi la gente scava per cercare l’acqua rimasta, che contende agli animali selvatici. È la lotta per la sopravvivenza. Non vi sono più zone umide e anche i piccoli laghi che si erano formati dopo le grandi alluvioni del 2000, si sono prosciugati.
La caccia di frodo, che il governo era riuscito a controllare, è ripresa: le popolazioni delle zone colpite dalla siccità cacciano elefanti, bufali, facoceri, mentre il governo si dibatte nel dilemma tra la protezione della fauna e la sopravvivenza della popolazione.
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Gli ettari sinora perduti sono calcolati in oltre 460.000. In alcune zone si registra una produzione di cento chili per ettaro, quando in condizioni normali si raggiungono i seicento chili per ettaro.
Il Mozambico ha urgente necessità di risorse economiche per soccorrere un milione e mezzo di persone colpito dalla siccità, mentre, allo stato attuale, il governo è in grado di assisterne solo poco più di 200 mila.

La siccità non sta colpendo solo il Mozambico, ma tutta l’Africa Australe: in totale, dodici milioni di persone hanno bisogno di aiuto alimentare. Il Malawi, il Lesotho, lo Swaziland, lo Zambia e lo Zimbabwe sono alla fame. Le riserve di mais sono finite e una gran parte della popolazione sta cercando di sopravvivere mangiando erba o frutti selvatici.

Lo stesso segretario delle Nazioni Unite, Kofi Annan, ha lanciato un appello per raccogliere fondi, ma la risposta non è stata generosa. Se anche nelle prossime settimane cadrà la pioggia, il problema della fame provocata dalla siccità non si risolverà da un giorno all’altro, perché i contadini dovranno seminare e aspettare per lunghi mesi il nuovo raccolto.
Nell’attesa, la gente continua a morire