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2004
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Le Quattro Stelle - Settembre
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Sono iniziate le distribuzioni del secondo semestre in tutte le scuole che sosteniamo in Mozambico.
Il numero dei beneficiari è salito e ora sono oltre undicimila gli alunni che ricevono materiale scolastico, zanzariere, generi alimentari, prodotti per l'igiene personale, coperte e altro ancora.
Undicimila bambini distribuiti in 52 centri di sostegno: il risultato di un lavoro iniziato molti anni fa e che richiede un notevole impegno logistico, a cui lo staff del Centro Cooperazione Sviluppo riesce a far fronte senza difficoltà.
Il crescente numero delle località in cui interveniamo non mi consente, come un tempo, di partecipare a tutte le attività, ma solo a una parte di esse. In questi giorni seguirò le distribuzioni nelle quattro missioni di cui padre Ottorino è responsabile: Estaquinha, Machanga, Barada e Mangunde.
Una buona occasione per tornare a visitare le Quattro Stelle, come padre Ottorino ama chiamarle e dove stiamo sostenendo una parte degli alunni che frequentano le scuole primarie di ogni missione.
I primi programmi di sostegno sono iniziati nel 1999 nella missione di Estaquinha, seguita nel 2000 da Machanga, nel 2002 da Mangunde e da pochi mesi anche in quella di Barada, la mia prima meta, dove mi unirò ai nostri animatori partiti ieri da Beira.
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La via più rapida per raggiungere Barada è il mare: dopo un paio d’ore di navigazione in un barcone affollato di persone e stipato di merci, a metà mattina raggiungo la missione.
Pur conoscendola per esservi stato molte volte, non posso fare a meno di contemplare le piantagioni di noci di cocco che si estendono a vista d’occhio e osservare le centinaia di capi di bestiame chiusi nei recinti.
I nostri animatori sono già al lavoro: alcuni provvedono alle fotografie dei bambini, altri li seguono nella stesura delle letterine e altri ancora distribuiscono il materiale scolastico.
A pomeriggio inoltrato il lavoro è terminato e il giorno seguente, questa volta assieme agli animatori, parto per Estaquinha: quasi tre ore di viaggio tra campi di canna da zucchero abbandonati, capanne e bambini che rincorrono la nostra vettura.
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Estaquinha è una missione in fase di crescita. Osservo le aree coltivate che sono sorte tutt’intorno: vi è l’immancabile mais, la base dell’alimentazione locale, oltre a patate, fagioli e pomodori, mentre è quasi concluso l’impianto d’irrigazione.
La scuola è stata ampliata da poco per consentire di far fronte all’accresciuta domanda di alunni.
Terminata l’attività delle fotografie e delle lettere, visito le aule scolastiche. Sono spaziose e ben illuminate, i banchi sono nuovi e tutte hanno alle pareti carte geografiche e altri sussidi didattici.
Sebbene anche le scuole delle missioni seguano gli stessi programmi delle scuole pubbliche, si distinguono per la gestione più accurata e per gli insegnanti più preparati rispetto ai loro colleghi statali. Inoltre, grazie ai sostegni che a volte ricevono, le missioni hanno la possibilità di acquistare arredi e materiale didattico, mentre nelle scuole gestite dallo Stato tutto ciò è negato: aule prive di banchi, servizi igienici inesistenti e stipendi degli insegnanti spesso in ritardo.
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Nel primo pomeriggio si parte per Mangunde, la terza tappa, dove arriviamo dopo due ore di guida impegnativa. Durante il tragitto incontriamo il camion che il giorno prima ha trasportato il nostro materiale, diretto ora a Machanga per consegnare il resto del carico. Lo incroceremo domani sulla via del ritorno.
Nel rettilineo che conduce alla missione vi è un intenso andirivieni di persone: studenti che hanno terminato le lezioni, contadini che ritornano dai campi, bambini che si rincorrono.
Delle quattro missioni di padre Ottorino, Mangunde era quella ridotta in condizioni peggiori, semidistrutta dalla guerra assieme al centro sanitario e alla scuola.
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Dopo la ricostruzione, un ciclone l'aveva nuovamente resa inabitabile. Ora è stata restaurata per la seconda volta: oltre all'edificio principale ha una scuola primaria, una secondaria, un convitto maschile, uno femminile e un centro sanitario gestito dalle missionarie comboniane.
« Era il 1995 quando siamo arrivati qua – mi racconta suor Anna – e non vi era nulla: tutto era distrutto e le persone andavano dallo stregone. Ora abbiamo un centro sanitario efficiente e una maternità. Non abbiamo però il medico e trasferiamo i casi più gravi all’ospedale di Nhamatanda. » Alla sera ceno assieme ai ragazzi del convitto: polenta con pesce secco e il mattino seguente, assieme agli animatori, mi metto in viaggio per la quarta e ultima tappa, la missione di Machanga, situata all'estremità della provincia di Sofala sulla riva sinistra del Save.
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Impieghiamo quasi tre ore per raggiungerla: situata a 450 chilometri da Beira, l'ultima stella è la più lontana. Situata vicino alla pista di atterraggio utilizzata durante la guerra per rifornire la popolazione di viveri, la missione include la scuola primaria, quella secondaria e il convitto maschile.
Vedo che sono in costruzione diverse abitazioni per gli insegnanti. « È indispensabile vivere vicino alla scuola » mi spiega uno di loro. « Come possiamo lavorare con serenità vivendo in capanne senza luce e acqua, lontano dalla moglie e dai figli? Capita che alcuni di noi alternino la professione con piccole attività commerciali o entrino in conflitto con la famiglia. Dobbiamo avere condizioni di vita e di lavoro dignitose. »
Le attività si concludono nel tardo pomeriggio. Anche per quest’anno abbiamo provveduto alla preparazione delle fotografie e delle lettere che i sostenitori riceveranno in dicembre.
Il tramonto ormai imminente mi dissuade dal mettermi in viaggio. Tornerò a Beira il mattino seguente.
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Mentre, dopo cena, contemplo la magia del cielo stellato, il pensiero va al lungo cammino percorso in tutti questi anni.
Oggi sono oltre undicimila i bambini sostenuti dal Centro Cooperazione Sviluppo in Mozambico: un risultato raggiunto grazie alla fiducia dei sostenitori e alla dedizione dei nostri collaboratori mozambicani che, nonostante le difficoltà in cui si trovano spesso ad operare, riescono a far giungere a migliaia di bambini, futuri cittadini di questo Paese, gli strumenti necessari per la loro crescita e il loro sviluppo.
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