2004 - Aids: una sfida per il futuro - Veziano Armandi
 

2004

Una sfida per il futuro - Luglio

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Fernando ha sedici anni e vive a Marromeu, un villaggio della provincia di Sofala, vicino allo zuccherificio distrutto dalla guerra. Nonostante la giovane età, da alcuni mesi è diventato capofamiglia, dopo che i suoi genitori sono morti per l’Aids.
Due anni fa era morto il padre e, alcuni mesi or sono, è stata la volta della madre. Nessuno ha voluto dire a Fernando che i suoi genitori avevano contratto la malattia. Quando ha accompagnato al piccolo ospedale rurale la madre, è bastato uno sguardo del tecnico sanitario per capire che ormai non vi era più nulla da fare.
Anche per il padre, deceduto all’ospedale di Beira, era stata la stessa cosa. Allora era riuscito a parlare con un medico che però si era limitato a dirgli che si trattava di malaria.
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In realtà non era un’asserzione falsa: l’Aids, riducendo la resistenza dell’organismo, induce l’insorgere di malattie come la malaria, la polmonite e ogni tipo d’infezioni. I vicini nel villaggio hanno però intuito, e hanno isolato Fernando e i suoi fratelli.
Lasciata la casa in affitto in cui viveva con i familiari, ha avuto la fortuna di trovare un lavoro saltuario come bracciante agricolo.
Guadagna l’equivalente di tre euro al giorno raccogliendo mais dalle sette del mattino alle cinque del pomeriggio, e con i risparmi è riuscito a costruire una capanna dove è andato a vivere con i due fratelli più giovani. 

Sono pochi quelli che, come Fernando, trovano la forza di reagire: impresa non facile in un contesto in cui non solo gli ammalati di Aids, ma anche gli orfani vengono emarginati. 
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Questo non è solo un problema circoscritto al Mozambico:tutto il continente africano è minacciato da una tragedia senza precedenti.
Le epidemie di colera o di peste dei secoli scorsi avevano contorni geografici più o meno delimitati, mentre l’Aids ha una dimensione globale. L’Unaids, l’agenzia delle Nazioni Unite che coordina le varie iniziative sull’epidemia, calcola che in Africa sono deceduti quasi 25 milioni di persone e altri milioni di bambini devono affrontare i problemi legati alla denutrizione, all’impossibilità di continuare la scuola, alla mancanza di cure adeguate e allo sfruttamento.
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In Mozambico si stimano in circa due milioni gli adulti sieropositivi, con una percentuale media che oscilla dal 17 al 24 per cento, secondo le diverse province.
L’incidenza nelle donne è più elevata che negli uomini: nel 2002, le donne con meno di trent’anni sono state colpite dall’epidemia nel 36 per cento dei nuovi casi d’infezione, mentre la percentuale per gli uomini è stata del 13 per cento.

Il numero dei minori orfani o in condizione di vulnerabilità sociale a causa dell’Aids, è più grave di ogni previsione: gli orfani dell’Aids sono oggi oltre 585.000 e, se saranno mantenute le proiezioni attuali, questa cifra salirà a 1.650.000 nel 2012.
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Una particolarità dell’epidemia è che non solo priva la società degli individui più produttivi, ma lascia oneri pesanti, uno dei quali è rappresentato dall’aumento degli orfani, costretti a prendersi cura dei fratelli più giovani o dei genitori ammalati, mentre le organizzazioni religiose e quelle umanitarie non sono più in grado di farsi carico del numero sempre più elevato di bambini da sostenere.

In passato gli orfani erano accolti dalla famiglia allargata, sinonimo di solidarietà e di protezione per i bambini. Oggi non è più così: la comunità ha perso di significato, la famiglia è disgregata dall’Aids e dalla povertà mentre le politiche di prevenzione non hanno prodotto grandi risultati.
Il governo e molte organizzazioni umanitarie hanno implementato degli interventi di prevenzione e sensibilizzazione tramite giornali, televisione e radio, mentre per le strade della capitale sono comparsi grandi cartelli che sottolineano la mortalità di questa tragedia. 
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Parallelamente agli aspetti sanitari, gestiti dal ministero della Sanità e dalle organizzazioni umanitarie specializzate, occorre intervenire con iniziative di sostegno rivolte alle fasce sociali più a rischio.
Abbiamo così elaborato un intervento che potrà essere realizzato nella scuola primaria di Tica, la località in cui siamo presenti da vari anni.
Tra gli alunni vi sono molti orfani che, pur abitando con le loro famiglie, vivono tra grandi difficoltà, una delle quali è quella di potersi nutrire. Le frequenti siccità causano un’estrema vulnerabilità sociale mentre i prodotti coltivati, in genere mais e mandioca, non garantiscono un sufficiente apporto di vitamine, indispensabili per una crescita equilibrata.
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Il nostro intervento prevede la realizzazione di un orto scolastico in cui gli alunni apprenderanno ad utilizzare le tecniche agricole per poi trasmetterle alle proprie famiglie, assicurando un minimo di sicurezza alimentare.

Siamo consapevoli che nella realtà non sarà semplice come appare sulla carta, ma è una sorta di “progetto pilota” che, se andrà a buon fine, potrà essere replicato in altre località per rispondere, ancora una volta, alle nuove sfide che si presentano: un compito che il Centro Cooperazione Sviluppo porta avanti fin dalle sue origini.