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2003
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Un futuro per i giovani artigiani - Maggio
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Osservavo le sculture che l’uomo, dopo averle estratte da una borsa, aveva posato accanto a me. Alcune erano in ebano e altre in mogano. Erano riproduzioni di animali, volti di persone, astucci, vasi, portacenere e lasciavano intuire una buona esperienza nell’arte dell’intaglio.
La persona che, pochi minuti prima, aveva bussato alla mia porta mostrandomi gli oggetti in vendita, aveva una corporatura magra, la barba grigia, gli occhi vigili e il volto sudato nella calura del primo pomeriggio.
Vestiva abiti semplici e parlava con l’accento del nord. Diceva di chiamarsi Janela, affermava di essere l’autore delle sculture che mi stava mostrando e che sperava suscitassero il mio interesse.
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Il Mozambico ha sempre avuto una grande tradizione nel settore artigianale e molte sculture, specialmente quelle realizzate dall’etnia makonde, sono oggi esposte in diversi musei europei.
L’esodo dei portoghesi, a seguito dell’indipendenza, ha fatto venire meno un mercato fiorente e la guerra civile ha disperso gli artigiani, molti dei quali sono emigrati nei paesi confinanti.
Negli ultimi anni, tuttavia, alcuni di loro hanno ripreso le attività confidando nella presenza dei molti stranieri giunti al seguito dei programmi umanitari e di un turismo che stenta però a decollare.
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Dopo una breve contrattazione, avevo deciso di acquistare un astuccio di ebano e un piccolo vaso di mogano. Prima di riprendere la sua strada, lo scultore mi aveva invitato a recarmi nel suo laboratorio situato appena fuori città e, alcuni giorni più tardi, dovendomi recare proprio in quella zona, decidevo di visitarlo.
Il laboratorio, come l’aveva chiamato lo scultore, consisteva in un angusto spazio all’ombra di un albero dove alcune persone, sedute su dei piccoli sgabelli, erano intente a scolpire il legno sotto la sua guida.
Un po' sorpreso nel vedermi, mi aveva spiegato che erano apprendisti a cui stava insegnando l’arte dell’intaglio per formare un gruppo di lavoro e, se tutto fosse andato bene, avrebbe aperto in futuro anche un punto vendita.
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Avevo osservato gli attrezzi dei suoi allievi: pochi scalpelli spuntati, con cui riuscivano però a realizzare prodotti di discreta qualità. Un lavoro lungo e paziente, eseguito in condizioni disagevoli, senza attrezzature adeguate e con magri ricavi che derivavano solo dall’attività di vendita ambulante.
A quella prima visita al maestro Janela e ai suoi allievi, ne erano seguite altre per valutare l’affidabilità del gruppo di artigiani penalizzati dalla mancanza di attrezzi, di accesso al credito e dall'assenza di sbocchi commerciali per i loro prodotti.
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Racconto quest’episodio ad alcuni sostenitori venuti in Mozambico per incontrare il bambino adottato a distanza, mentre li accompagno in visita al laboratorio d’artigianato che abbiamo realizzato per il maestro Janela e i suoi allievi nel 2001 e che suscita il loro interesse, tanto che acquistano diversi prodotti e promettono di inviare degli utensili per rendere più agevole il lavoro.
Oggi la produzione è migliorata e negli scorsi mesi abbiamo inviato in Italia alcune casse di prodotti realizzati in mogano, ebano e sandalo tra cui piatti, portavasi, sculture e astucci intagliati. Parte è stata esposta nella nostra sede genovese e parte è stata presentata in un'esposizione a Milano dedicata all'artigianato etnico.
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L’interesse dimostrato per questi prodotti, ha fatto riemergere l’opportunità di avere una sede diversa rispetto all’attuale, una questione che all’interno del Centro Cooperazione Sviluppo abbiamo considerato già da diverso tempo.
Una sede a livello stradale apporterebbe, infatti, dei vantaggi rispetto a quella attuale, situata in uno stabile commerciale non adeguato al tipo di attività che svolgiamo. Oltre a migliorare la visibilità e l’immagine dell’associazione, in una sede diversa potrebbe essere ricavato uno spazio dedicato sia ad un’esposizione permanente di artigianato, che ad incontri con i sostenitori liguri.
Negli scorsi mesi avevo visitato alcuni locali idonei, ma senza giungere a nessuna conclusione per il poco spazio utile o per la necessità di eseguire dei costosi lavori di ristrutturazione. È una decisione che occorrerà prendere in fretta, ma che non spetta più a me: recentemente ho lasciato la presidenza dell’associazione.
Gli impegni erano sempre più gravosi, sia in Italia che in Africa. Ho dovuto scegliere, e ho scelto l’Africa.
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Il Centro Cooperazione Sviluppo in Italia continua a crescere e così dovrà fare in Mozambico, per accompagnare le comunità locali nel loro cammino verso lo sviluppo e identificando nuove aree di attività, una delle quali è il sostegno all’artigianato: una speranza per i giovani, un contributo per mantenere vive le tradizioni locali e un’opportunità per promuovere il concetto di giustizia sociale e di sviluppo sostenibile.
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