2003 - Malaria - Veziano Armandi
 

2003

Malaria - Aprile

2003_1.jpg

 

È la mattina di un venerdì. Assieme a Jacques Balme, il nostro coordinatore della provincia di Sofala, sto andando a visitare due progetti in corso, pianificati con le autorità didattiche e realizzate con i contributi delle adozioni a distanza.
Si tratta di due abitazioni per insegnanti, una quasi terminata e l’altra ancora in costruzione, nelle località di Tica e Búzi.
La prima abitazione che visitiamo è quello di Tica, dove era stata segnalata la presenza di piccole fenditure nel pavimento della veranda, che sembrano allargarsi.

Durante il tragitto avverto una spossatezza inconsueta, tanto che anche la guida mi riesce faticosa. Giunto a destinazione, mi convinco che il malessere è da attribuire alla disidratazione dovuta al gran caldo e bevo dell’acqua che ho portato con me.

Nella veranda della costruzione, formata da quattro piccoli alloggi di due stanze ciascuno, notiamo delle piccole fenditure che col tempo potrebbero estendersi. Probabilmente è stato posto uno strato troppo sottile di cemento.
Dopo che il tecnico dell’impresa edile ci garantisce che nei prossimi giorni verrà rifatta la pavimentazione, partiamo alla volta di Búzi, dove dovremo verificare l’andamento dei lavori della seconda costruzione rallentati dalle piogge delle settimane scorse, e incontrare il responsabile scolastico.

2003_2.JPG

 

Durante il percorso ritorna, questa volta più forte, il senso di stanchezza, accompagnato da vertigini e nausea che attribuisco ai sobbalzi della vettura sul terreno sconnesso. È pomeriggio inoltrato quando giungiamo a destinazione e visitiamo il secondo edificio.
I lavori sono in ritardo ma, se non vi saranno altri impedimenti, tra circa un paio di mesi dovrebbe essere terminato.
Il senso di malessere non mi abbandona e non ho appetito. Qui non esistono farmacie, ma il titolare dell’unica pensione dove ci fermiamo per la notte, riesce a trovare un’aspirina.

Il giorno dopo, sabato, a metà mattino è previsto un incontro con il Direttore Distrettuale dell’Educazione per stabilire le date della prossima distribuzione di materiale scolastico agli alunni.
Non riesco a concentrarmi nella conversazione: inizio ad avere dei brividi e sospetto che siano i primi sintomi della malaria.

Dopo diciassette anni d’Africa pensavo di essere immune da questa malattia. Ho sempre preso le precauzioni del caso: prodotti repellenti e zanzariere alle finestre ma, anche facendo attenzione, qualche puntura è inevitabile. Contro la malaria ciò che conta è la tempestività: più si ritarda e più le sofferenze e la guarigione si prolungano.
2003_3.jpg

 

Il viaggio di ritorno è un tormento. Anche se Jacques fa il possibile per guidare attentamente, ogni asperità del suolo provoca dolori e acuisce il senso di nausea.
A Beira mi reco subito in ospedale per l’esame del sangue e, poco dopo, ho il referto: il test è positivo e il medico mi prescrive delle compresse di Lariam. Ormai ho la febbre alta e i brividi aumentano tanto che passo il resto della giornata in letto mentre continuano spossatezza, dolore alle articolazioni, senso di nausea e vomito.

Alla sera non tocco cibo e la notte non riesco a dormire. La giornata di domenica trascorre senza miglioramenti: brividi, sudore, dolori muscolari e nausea. Temo la malaria cerebrale, la forma più acuta, in grado di provocare la morte in pochi giorni. Lunedì i sintomi iniziano a diminuire, anche se rimangono stanchezza e febbre. Martedì va decisamente meglio, ma mi sento ancora debole mentre mercoledì inizio ad uscire di casa. Il peggio è passato.

Il medico afferma che non esiste nessuno, tra chi vive in Africa, che sia esente dalla malaria. Adesso capisco cosa provano gli africani che sono rassegnati agli assalti di questa malattia che debilita il fisico e la volontà.
2003_4.jpg

 

La malaria si diffonde attraverso la puntura della zanzara del genere Anophele che trasmette il plasmodio, ossia l’agente patogeno che elimina i globuli rossi, al sangue.

Senza cure immediate, un terzo di chi ne è colpito muore entro pochi giorni. Ne esistono varie forme, ma la più pericolosa è quella cerebrale: chi riesce a sopravvivere può rimanere segnato a vita.
Questa malattia causa in Africa due milioni di decessi l’anno, soprattutto tra i bambini, con costi sociali rilevanti.

Il Mozambico ha sottoscritto, assieme ad altri 44 paesi africani, l'impegno a combattere la malaria, stabilendo alcune mete tra cui il rapido e gratuito accesso alle cure di coloro che ne sono colpiti. Nella pratica non è avvenuta però nessuna riduzione: i governi hanno difficoltà a finanziare il programma e il plasmodio sta sviluppando una grande resistenza ai farmaci, divenuti inefficienti in quasi un terzo dei casi.
2003_5.jpg

 

Vi è stato un aumento dei decessi, tanto che il governo mozambicano ha reintrodotto l’uso del DDT, bandito negli anni Ottanta, e ha favorito, con la collaborazione dell’OMS, l’uso dell’artemisina, una sostanza estratta dall’artemisia, una pianta medicinale di origine cinese.

Eppure basterebbe un maggiore utilizzo di reti zanzariere per ridurre la diffusione di questa malattia che provoca più decessi dell’Aids.
La inseriremo nelle prossime distribuzioni, perché il nostro contributo alla lotta contro la malaria non può mancare.