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2002
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Crescere con serenità - Ottobre
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Lasciata alle nostre spalle la città di Beira, siamo diretti alla località di Vila Massane dove un tempo i portoghesi, nella quiete di orti e giardini, trascorrevano il fine settimana.
Oggi tutto è profondamente mutato: le abitazioni di allora, seminascoste dalle capanne di fango e canne, sono segnate dagli anni e dall'incuria.
Qualcuna conserva ancora, vicino alla porta d’ingresso, paesaggi agresti dipinti su maioliche che rievocavano, ai loro antichi proprietari, le colline lusitane che avevano lasciato e che i nuovi abitanti avranno probabilmente osservato con curiosità. Oggi questa località periferica di Beira conta diverse migliaia di abitanti, ma solo pochi possiedono un impiego: la maggior parte passa l'intera giornata alla continua ricerca di un’attività qualsiasi o si dedica alla vendita di ogni genere di prodotti.
Un compito svolto quasi esclusivamente dalle donne, che trascorrono tutta la giornata davanti alle loro bancarelle dove espongono ortaggi, bibite, frittelle, biscotti, pane. È il commercio informale, quello che consente alla maggior parte degli africani di sopravvivere.
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Le migrazioni degli scorsi anni hanno causato molti problemi, tra i quali l’esigenza di garantire la frequenza scolastica ad un elevato numero di alunni, che le poche scuole presenti non erano in grado di accogliere.
Anche se sono stati costruiti dei nuovi edifici scolastici e sono state adattate delle costruzioni già esistenti, ancora oggi in molte scuole si studia all'aperto.
Nella scuola in cui ci stiamo dirigendo, pur essendo stata costruita da pochi anni, il gran numero di alunni ha costretto la direzione ad allestire diverse aule all’aperto, sotto una rudimentale tettoia di lamiera sorretta da alcuni pali di legno.
Ma da domani tutto cambierà: grazie alle adozioni a distanza abbiamo realizzato un nuovo edificio che questa mattina inaugureremo. Questa scuola ha un nome curioso: Antiga Emissora. Nei locali in cui hanno sede la Direzione scolastica e la Segreteria, un tempo vi era una stazione radiofonica, chiamata appunto Antiga Emissora (Antica Emittente) e il cui nome è stato “trasmesso” anche alla scuola.
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Lasciata la strada principale, occorre percorrere alcune centinaia di metri all'interno di un groviglio di stradine e di abitazioni in argilla, fino a giungere in un vasto spazio in cui si trovano i due edifici scolastici: quello antico e, di fronte, quello appena terminato di costruire.
Come sempre, oltre alle autorità locali sono presenti gli abitanti, molti dei quali hanno i loro figli iscritti in questa scuola. L’inaugurazione segue il cerimoniale consueto e anche i discorsi riproducono concetti già uditi.
Mentre osservo la nuova costruzione davanti a me, ripenso ad un recente scambio di idee con alcuni componenti del nostro staff italiano, propensi ad impiegare le risorse totalmente a beneficio del minore assistito, anziché utilizzarne una parte nella realizzazione di infrastrutture scolastiche.
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Una questione che è stata affrontata sin dall’inizio: scegliere l’obiettivo prioritario dell’ istruzione, ha significato non solo garantire ai beneficiari il diritto allo studio mediante la distribuzione del materiale scolastico necessario, ma anche preoccuparsi delle condizioni in cui esso avviene: quali risultati può ottenere chi è costretto a sedersi all’aperto, al riparo di un muro o di un albero, distratto dal movimento intorno, disturbato dal vento o dalla pioggia? E come può un insegnante svolgere la sua funzione costretto in piedi per molte ore, utilizzando come lavagna un rudimentale pannello di legno?
Il sostegno all’istruzione deve includere, quando è necessario, anche la costruzione della scuola e dei servizi igienici, la fornitura di arredi, la residenza per gli insegnanti... senza contare che della scuola ne usufruiscono anche gli alunni rimasti esclusi dal programma di adozioni a distanza e che un edificio scolastico, se ben conservato, può durare diverse decine d’anni.
Non tutti gli enti che si occupano di adozioni a distanza operano allo stesso modo: alcuni destinano i fondi esclusivamente ai singoli bambini, altri li utilizzano per realizzare progetti di cooperazione, altri ancora consegnano il denaro direttamente alla famiglia del bambino sostenuto, senza alcuna verifica sul reale utilizzo.
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Sin dal principio siamo stati contrari a rivolgere tutte le attenzioni al singolo beneficiario per non favorire la cultura della dipendenza e non creare dei privilegiati, così come abbiamo escluso l’utilizzo delle risorse rivolto totalmente al finanziamento di progetti, perché in questo caso i bambini non sono i beneficiari diretti dei contributi.
Adottare a distanza significa dare ad un bambino, con un’identità precisa, la possibilità di vivere nella propria famiglia e nel proprio villaggio; significa sostenerlo nello studio, garantirgli assistenza sanitaria e alimentazione. Ma significa anche intervenire a favore dei bambini che non hanno ancora un sostenitore.
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Dietro ogni bambino vi è una famiglia e una comunità che devono essere aiutate ad uscire dalla povertà, altrimenti il sostegno sarà fine a sé stesso e non avrà prodotto risultati. Il nostro piccolo amico imparerà probabilmente a leggere e scrivere, ma la questione principale, la lotta alla povertà, non sarà risolta se non si interverrà con programmi specifici.
La distribuzione del materiale scolastico e di altri beni che di volta in volta abbiniamo (vestiario, coperte, zanzariere, prodotti per l’igiene personale o di uso domestico), non impegna tutte le risorse inviate dai sostenitori e consente di disporre di risorse supplementari che utilizziamo in interventi per vincere la povertà, tra la cui la realizzazione di scuole.
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Gli oratori si alternano sul palco e i giornalisti prendono appunti. Per la nostra associazione interviene Jacques Balme, sottolineando come la realizzazione sia stata possibile grazie al contributo delle famiglie italiane.
Conclude il direttore della scuola, che esorta i presenti a sentirla come propria e a collaborare perché sia sempre tenuta in ordine. Infine, dopo il tradizionale taglio del nastro, tutti si avvicinano all’edificio scolastico, percorrendone il perimetro, entrando nelle aule, scambiandosi commenti.
Ancora una volta, siamo riusciti nel nostro intento: garantire ai bambini uno dei diritti fondamentali, l'istruzione, che consente loro di affrontare il futuro con più serenità.
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