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2002
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Ancora una nuova scuola - Agosto
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Alle cinque del mattino il silenzio della notte è ancora profondo. Ma il primo chiarore dell’alba sta spegnendo le stelle e tra poco le porte delle capanne inizieranno ad aprirsi.
Le prime ad apparire saranno donne e bambine che, ancora sonnolente e avvolte nelle capulane per ripararsi dall’umidità e dalla leggera nebbia, si avvieranno a prendere l’acqua.
Altre donne, dopo aver pulito il terreno attorno alla capanna dalle foglie cadute durante la notte, accenderanno il fuoco per preparare il tè che, con il pane e la mandioca, sarà colazione e pranzo per tutta la famiglia.
Altre ancora prepareranno le mercanzie che cercheranno di vendere al mercato, o si appresteranno ad iniziare una lunga giornata di lavoro nei campi.
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Nei villaggi africani i ritmi di vita sono immutati da secoli e la tradizione dei padri è la regola da seguire. Si vive in capanne costruite con paglia e fango, dentro alle quali vi sono semplici arredi: delle panche, una cassa per le poche stoviglie e delle stuoie per dormire.
Si attinge l’acqua al pozzo oppure al fiume, si semina il mais e la mandioca nella machamba, l’orto che ogni contadino coltiva con tecniche immutate da secoli.
Si prepara la farina pestando, con la forza delle braccia, nel pilão, il mortaio ricavato da un pezzo di legno; si raccolgono gli arbusti per accendere il fuoco e preparare la xima, la polenta di mais che si consuma per cena, gli uomini seduti da una parte e le donne dall’altra.
Se ci si ammala si va dal curandeiro, mentre se qualcuno ha recato un’offesa ci si rivolge al feticeiro, il quale evocherà l’intervento di forze oscure contro il colpevole.
Quando ci si sposa, si paga al futuro suocero il lobolo, il prezzo della sposa, che può essere versato in beni o in denaro.
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Qui, concetti come automazione, comunicazione, biotecnologie o rivoluzione industriale sono espressioni incomprensibili e prive di senso per popolazioni che continuano a vivere con il classico dollaro al giorno e il loro sostentamento dipende dalla regolarità delle piogge.
Eppure, con tutte le risorse donate dalla comunità internazionale nel corso degli anni e tutti gli investimenti realizzati in ambiziosi progetti di sviluppo, forse in Africa sarebbe stato possibile migliorare almeno alcuni settori prioritari, come per esempio l’istruzione, fondamentale per lo sviluppo di una nazione.
Nel continente africano la qualità della vita è peggiorata rispetto ad alcuni anni fa e decine di milioni di persone sono denutrite, ammalate o coinvolte in conflitti, mentre molti governi sembrano non preoccuparsi per le condizioni in cui vivono e crescono i bambini.
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Rifletto su questi aspetti mentre sto osservando quella che, sino a pochi giorni fa, era la scuola 3 de Fevereiro di Nhamatanda, la località della provincia di Sofala in cui siamo presenti da diversi anni: una pericolante tettoia di lamiera ondulata sorretta da pali di legno sotto cui, seduti su dei sassi, gli alunni seguivano le spiegazioni degli insegnanti confidando nella clemenza del vento e della pioggia.
Oggi, grazie alle adozioni a distanza, questi alunni studiano nella nuova scuola che ci apprestiamo ad inaugurare ed il cui nome è rimasto immutato: la ricorrenza del 3 febbraio, il giorno della morte di Edoardo Mondlane, è dedicata agli Eroi mozambicani.
All’altezza dell’unico distributore di benzina, quasi al termine dell’abitato di Nhamatanda, svoltiamo a destra in direzione del villaggio di Metuchira e, dopo poche centinaia di metri, seguiamo una stretta strada sterrata che s’inoltra in un dedalo di capanne, sino a giungere in un grande spiazzo dove l’assenza di alberi fa risaltare ancor più l’imponenza dell’edificio scolastico mentre, poco lontano, si nota il colore chiaro della residenza per gli insegnanti, anch’essa costruita insieme alla scuola.
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All’arrivo del Direttore Provinciale dell’Educazione, inizia la cerimonia con i vari interventi regolati da un programma stabilito in precedenza.
Per il Centro Cooperazione Sviluppo è il nostro Jacques Balme a tenere un discorso in cui viene sottolineato come il numero dei minori sostenuti tramite le adozioni a distanza in tutto il Mozambico sia salito ad oltre diecimila.
Segue il taglio del nastro e la visita alle aule, complete di banchi e cattedre dove, da pochi giorni, centinaia di alunni stanno dimenticando la tettoia di lamiera. Non vi è dubbio che il loro numero aumenterà: ciò che ostacola la frequenza scolastica è anche la mancanza di dignitose condizioni di studio.
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Il Centro Cooperazione Sviluppo ha il grande vantaggio di essere un organismo flessibile, con elevata capacità di autonomia decisionale e fondi propri, caratteristiche che consentono di intervenire senza la necessità di dover presentare richieste di finanziamento ad enti governativi o a donatori istituzionali e ai conseguenti lunghi tempi di attesa per poi magari ricevere, come sovente accade, una lettera di rammarico per la mancanza di risorse disponibili.
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Un’altra realizzazione si è conclusa e ancora una volta, grazie alla fiducia di migliaia di sostenitori, abbiamo mantenuto il nostro impegno e abbiamo compiuto un altro passo avanti nella nostra missione: offrire la possibilità di una vita migliore ad un bambino.
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