2002 - Altri due traguardi raggiunti - Veziano Armandi
 

2002

Altri due traguardi raggiunti - Luglio

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Attraverso il finestrino, osservo la coltre di polvere rossa sollevata dalla vettura posarsi lentamente sugli alberi e sulle persone che, nella calura del mattino si muovono lungo la strada trasportando legna, pesce secco, carbone: segnali di vitalità di un’economia che sfugge agli occhi dei programmi di pianificazione economica, ma garantisce la sopravvivenza della maggior parte degli africani.

Da quando è finita la stagione delle piogge, la terra è ogni giorno più arida e ogni cosa ha assunto il colore rossastro della polvere. Le altre vetture che seguono quasi non si distinguono, ma la nostra meta non è lontana. Abbiamo appena lasciato gli ultimi quartieri di Maputo e la comoda strada asfaltata, diretti alla località di Ngolhosa Nova, dove oggi inaugureremo una scuola.

Ci troviamo a pochi chilometri dalla capitale eppure sembra di esserne molto lontani: tra gli alberi s’intravedono le capanne dalla forma circolare mentre gruppi di bambini, all’ombra degli anacardi e dei manghi, osservano incuriositi il nostro passaggio.
Poco più avanti, in prossimità di un’installazione militare abbandonata, un cartello che segnala la presenza di mine è rimasto a ricordare un passato di violenza ormai concluso, ma i cui effetti sono ancora presenti.

Abbiamo superato la località di Boquisso dove, alcuni giorni fa, è stata inaugurata la scuola 24 de Julho, un edificio a pianta rettangolare dipinto in bianco e grigio, con quattro grandi aule. Oltre alla scuola, abbiamo realizzato i servizi igienici e due pozzi: uno per garantire agli alunni e agli insegnanti acqua potabile, particolare non da poco quando il calore è intenso e la sete distrae dallo studio, e il secondo per la popolazione.
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La scuola primaria di Ngolhosa Nova, dove invece siamo diretti ora, è identica a quella di Boquisso: una costruzione rettangolare con quattro aule, i servizi igienici e il pozzo. La costruzione di queste scuole fa parte di un accordo firmato in marzo con la Direzione Didattica locale.

I lavori di costruzione sono iniziati subito e, grazie anche al fatto che le due località distano tra loro solo alcuni chilometri, in pochi mesi Enrico Ruttico è riuscito a terminare quasi contemporaneamente i due edifici. 
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Dopo gli interventi previsti dal cerimoniale dell’inaugurazione, si svolge il rito tradizionale per ingraziarsi gli antenati. La famiglia africana non è composta solo dai membri in vita, ma anche dai morti, che ne fanno parte a tutti gli effetti. Gli antenati hanno tramandato la vita, il sapere e la saggezza e, come tali, sono membri attivi della comunità.

Ci si rivolge a loro prima di intraprendere un lungo viaggio, prima di una decisione importante, all’inizio di una nuova attività oppure, come in questo caso, perché la nuova scuola possa adempiere al compito a cui è destinata.

Il regolo della località, posando sul terreno gli amuleti che ha portato con sé, formula litanie e preghiere in lingua locale. Le sue parole evocano nomi di antichi guerrieri, la cui memoria è oggi ancora viva.
Eroi che sono entrati nella storia e nella leggenda sin da quando questa località apparteneva all’antico Regno di Gaza.
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Il Regno di Gaza si era formato a seguito di una migrazione del popolo Nguni, un’etnia zulu proveniente dal Sudafrica, al comando del capo tribù Sochongane. In pochi anni, Sochongane aveva esteso il suo dominio su un vasto territorio che dall’Incomati giungeva sino al Save, includendo anche una parte dell’attuale Zimbabwe.

Eccellenti guerrieri, gli Nguni sottomisero al loro dominio tutte le popolazioni che incontrarono sul loro cammino e s’imposero anche sulla fragile amministrazione coloniale portoghese. Sochongane stabilì la capitale a Chaimite, nella provincia di Gaza. Alla sua morte il potere fu assunto dal figlio Muzila e, dal 1884, dal figlio di questi, Gungunhane, il Leone di Gaza, come ancora oggi è ricordato in tutto il Mozambico.

Con la Conferenza di Berlino, con la quale furono stabiliti i confini delle colonie europee tracciando, sulla mappa dell’Africa, quelle linee rette che esistono ancora oggi e che mescolarono, o divisero a seconda dei casi, interi gruppi etnici, i portoghesi iniziano a considerare il regno di Gaza come un ostacolo da rimuovere.
Il pretesto per intervenire viene offerto dal capo tribù Uamatibijana che, alla guida di un piccolo esercito, assalta Lourenço Marques, da poco tempo divenuta la nuova capitale del Mozambico.  Sconfitto, Uamatibijana si rifugia presso Gungunhane, il re di Gaza, inseguito da un drappello di militari comandati dal governatore Mouzinho de Albuquerque.
Gungunhane tenta di fermare i portoghesi, ma inutilmente: il 25 dicembre 1895 i portoghesi giungono a Chaimite, la città sacra, dove i guerrieri superstiti fuggono, lasciando Gungunhane solo con i familiari e alcuni capi tribù. È la fine del Regno di Gaza.
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Il 13 marzo 1896 il vapore Africa attracca al porto di Lisbona. Era partito da Lourenço Marques due mesi prima. Migliaia di persone sono sul molo in attesa. Alcuni giornalisti, avuto il permesso di salire a bordo, incontrano un gruppo di prigionieri rinchiusi in uno spazio angusto e buio.

Gungunhane è accompagnato dalle mogli, dai figli e dal capo tribù Uamatibijana, l’eroe della battaglia di Marracuene, anche lui destinato a morire in esilio.
Il gruppo, prima di essere rinchiuso in una fortezza, attraversa in carrozza le vie di Lisbona, tra due ali di folla accorsa ad assistere al passaggio dei trofei di guerra appena giunti dall’Africa.
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Il 26 giugno del 1896, Gungunhane si prepara per l'ultimo viaggio. Il governo portoghese ha deciso di mandarlo in esilio alle Azzorre. Sarà libero di circolare e cacciare, imparerà a leggere e scrivere, sarà battezzato e gli verrà assegnato il nome di Reynaldo Frederico Gungunhane.
Del giorno del battesimo rimarrà una patetica fotografia di un nero vestito con un abito scuro da cerimonia. Vivrà nell’isola dieci anni, gli stessi anni del suo regno.

Muore il 23 dicembre 1906. Cinque anni prima, a Lisbona si era suicidato Mouzinho de Albuquerque, l’uomo che l’aveva catturato a Chaimite. Nella lettera lasciata ai familiari scriverà “La mia vita è stata tutta un fallimento. L’unica cosa positiva che sono riuscito a fare è stata la cattura di Gungunhane”.
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Nel maggio del 1985, in occasione del decimo anniversario dell’Indipendenza del Mozambico, il Portogallo consegna i resti mortali dell’antico re di Gaza e il 15 giugno, con una solenne cerimonia, l’urna di legno scolpita da un artista mozambicano, dopo essere rimasta esposta nel municipio di Maputo, viene portata alla vicina Fortaleza, la stessa in cui Gungunhane fu rinchiuso dopo la cattura, in attesa di essere imbarcato per Lisbona.

Oggi l’urna è visibile in una piccola sala che affaccia sul cortile interno dove, per una curiosa ironia della storia, vigila la statua equestre di Mouzinho de Albuquerque, l’uomo che lo catturò mentre, a pochi metri, un bassorilievo di bronzo evoca il momento della cattura.

Trent’anni esatti dopo la morte di Gungunhane, a poca distanza da Chaimite, la città sacra in cui era stato catturato, nella famiglia di un contadino, Mandante Moises, nasceva il primo figlio. Il padre gli diede il nome di Samora e un amico di famiglia quello di Machel.
Sotto la guida di Samora Moises Machel il Mozambico si avvierà sulla strada dell’indipendenza.

 

Al termine della cerimonia, dopo il simbolico taglio del nastro, gli invitati entrano a visitare le grandi aule e, poco più tardi, inizia la festa a cui partecipa tutta la comunità.

Boquisso e Nholhosa Nova: altri due traguardi raggiunti dal Centro Cooperazione Sviluppo nel sostegno all’istruzione in Mozambico.