2001 - Gli insegnanti accendono la speranza - Veziano Armandi
 

2001

Gli insegnanti accendono la speranza - Aprile

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Il dito dell’insegnante si posa sulla lavagna indicando una vocale per volta, che i bambini ripetono con le loro voci trillanti, le sole che riecheggiano nella calura della mattina.

Dietro alla scuola il terreno sabbioso è disseminato di bassi arbusti e di radi alberi mentre, poco più oltre, delle figure si muovono attorno ad alcune capanne dalla caratteristica forma rettangolare.
Improvvisamente le voci cessano e, dopo alcuni istanti, lo spazio antistante la piccola scuola si riempie di bambini: è l’ora dell’intervallo e ci si disseta con l’acqua del vicino pozzo.
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Immagino da noi gli alunni che tirano fuori dagli zainetti merendine e focacce, mentre qui la maggior parte non ha neppure fatto colazione e deve accontentarsi solo d’acqua. Anche i due insegnanti escono per dissetarsi e subito rientrano. Il caldo è intollerabile e la scuola offre un po’ di ristoro.

Non è grande, è composta da due aule costruite su di una base di cemento con le pareti di canne, ma è stata la prima scuola che abbiamo realizzato in questo distretto per sostituire il grande albero di anacardio, alla cui ombra sedevano gli stessi alunni che ora stanno bevendo in attesa che le lezioni riprendano.
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Ci troviamo nel villaggio di Ngolhosa, nel distretto di Moamba, dove circa due anni fa avevamo deciso di intervenire dopo aver constatato le difficili condizioni in cui erano costretti a studiare gli alunni, esposti al vento e alla polvere.

Poco dopo quella visita, nella scuola di Ngolhosa iniziava un programma di adozioni a distanza e, alcuni mesi più tardi, sorgeva la nuova scuola. Oggi gli alunni sono quasi raddoppiati: le migliori condizioni di studio hanno indotto le famiglie a iscrivere i propri figli.

Adilio e Felicio, i due insegnanti che avevo conosciuto la volta scorsa, sono sempre qui e continuano ad affrontare disagi notevoli. Vincolati ai pochi mezzi di trasporto dal funzionamento spesso irregolare, non sempre riescono a presentarsi puntuali alle lezioni, specialmente durante la stagione delle piogge, quando può accadere che gli ultimi chilometri di strada diventino impercorribili.

Negli incontri con la Direzione Didattica all’inizio dell’anno, era stata considerata l’opportunità di costruire un’abitazione tutta per loro, in modo che, vivendo al villaggio, le lezioni potessero essere svolte con regolarità e beneficio per gli alunni.
A poca distanza dalla scuola abbiamo quindi costruito una piccola casa con una sala, una cucina e due stanze, terminata da pochi giorni.
Da domani Adilio e Felicio vivranno qui e avranno più tempo per dedicarsi ai loro alunni.
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La rapidità d’esecuzione e i costi ridotti sono stati merito del nostro Enrico che, da buon valtellinese, ha voluto anche questa volta dimostrare di riuscire a costruire con costi contenuti e in tempi rapidi, una vera sfida qui in Africa dove la diversa percezione del tempo unita alle difficoltà e agli imprevisti, fanno disperare chi elabora progetti senza tener conto delle consuetudini locali.

Per riuscirvi, Enrico non abbandona il cantiere un istante, domeniche incluse: dorme in tenda o in una capanna, viene regolarmente punto da insetti d’ogni specie, mangia polenta di mais, trascorre l’intera giornata seguendo il lavoro degli operai e lavorando lui stesso.
Si assenta solo il tempo necessario ad acquistare il materiale recandosi in città con la vecchia Land Rover che gli abbiamo lasciato. Il tutto senza oberare i lavoratori, anzi, insegnando loro tecniche di costruzione che potranno aiutarli in futuro.

 

Ad un richiamo, gli alunni entrano nelle aule e la lezione riprende. Gli insegnanti potranno ora conoscere meglio i loro problemi aiutandoli, in caso di necessità, anche fuori dagli orari scolastici.

La scuola è divenuta così un piccolo mondo protetto, dove agli alunni sarà possibile contare su persone che li accompagneranno nella loro crescita.