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2001
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Due scuole rinnovate - Febbraio
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Il vecchio Cumbane sta ascoltando gli interventi degli oratori che si avvicendano al tavolo e, pur non capendo molto di quello che dicono, ne intuisce il senso, reso evidente dalla situazione: si sta svolgendo la cerimonia dell’inaugurazione della scuola di Chingussura, che abbiamo appena rimesso a nuovo dopo i lavori di ristrutturazione.
Poco prima ha parlato il direttore, poi è intervenuto il segretario del quartiere e ora è la volta di un funzionario del ministero dell’Educazione. Cumbane si volta a guardare Laurina, la nipotina di dieci anni che, seduta accanto a lui, tra poco sarà chiamata al tavolo degli oratori.
Era rimasto sorpreso nel sapere che avrebbe avuto un ruolo importante nella cerimonia. Pensava che spettasse solo agli adulti parlare, ma Laurina gli aveva spiegato che vi era la consuetudine di far intervenire anche un alunno, e sarebbe stata proprio lei a leggere la lettera di ringraziamento indirizzata alle famiglie italiane che avevano reso possibile la ristrutturazione della scuola.
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Poco prima dell’inizio della cerimonia, Cumbane si era avvicinato all’edificio scolastico e aveva osservato il tetto rifatto, le pareti da cui erano scomparse le grandi fessure che preoccupavano tutti, le aule pitturate di fresco e finalmente banchi e cattedre nuove.
Anche il piccolo ufficio destinato alla segreteria era stato rinnovato ed erano stati costruiti i servizi igienici.
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Il vecchio Cumbane ascolta quello che sta leggendo Laurina, rammaricandosi di essere rimasto troppi anni nel villaggio e di non avere mai imparato bene la lingua della città. Se anche lui avesse potuto andare a scuola! Ma allora non era facile.
A quel tempo le scuole erano riservate ai figli dei bianchi e anche dopo, quando i missionari ne avevano costruita una nel suo villaggio, non era stato possibile. I missionari avevano cercato di convincere suo padre, ma inutilmente: “Per pascolare il bestiame e raccogliere il mais non serve la scuola” ripeteva.
E così lui era cresciuto senza sapere né leggere né scrivere, aveva imparato a coltivare la terra, si era sposato e aveva avuto dei figli, ma loro erano andati a scuola. A dire il vero la pensava come suo padre, ma con la venuta dell’indipendenza gli era stato detto che tutti dovevano partecipare alla costruzione della nuova nazione.
Qualche anno più tardi era iniziata la guerra civile e Cumbane si era trasferito con la famiglia in città, in attesa che terminasse. Ma poi, come molti altri, aveva finito col rimanere: aveva trovato un lavoro, era riuscito a costruire una piccola casa in mattoni, i suoi figli erano cresciuti e non ne volevano sapere di tornare al villaggio.
Ormai non lavorava più, il tempo l’aveva segnato, ma quasi tutti i giorni accompagnava a scuola la nipotina più piccola, che ora si trovava allo stesso tavolo con tutte quelle persone così importanti.
La cerimonia è terminata. Il vecchio Cumbane e la giovane Laurina fanno ritorno a casa, mano nella mano. Sarà lei ora a fargli da sostegno in quel futuro di sviluppo che il Mozambico sembra finalmente aver intrapreso.
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Nell’antica Praça das Indias, una delle più grandi di Beira, era prevista la costruzione di un monumento dedicato ai navigatori portoghesi.
La storia ha però deciso diversamente e oggi, divenuta Praça da Independencia, il monumento esiste, ma è dedicato a Samora Machel, il primo presidente del Mozambico indipendente.
Ai margini della grande piazza, dal lato opposto al mare, inizia il quartiere di Chipangara, un dedalo di abitazioni in paglia, fango, lamiera e cemento in cui vivono migliaia di persone.
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In questo quartiere, il rapido aumento della popolazione avvenuto negli anni Ottanta aveva spinto le autorità a costruire un complesso scolastico composto da quattro edifici, ognuno dotato di tre aule, il cui utilizzo è andato progressivamente riducendosi con il trascorrere del tempo per l’incuria e il vandalismo: è la scuola primaria di Chipangara, che stiamo sostenendo dal 1998 e che abbiamo terminato di restaurare nei giorni scorsi.
Sono stati riparati i tetti e alcune pareti, rifatti i pavimenti, costruiti i servizi igienici prima inesistenti e dotato tutte le aule di banchi scolastici, cattedre e lavagne.
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Anche qui, come per la scuola di Chingussura, il merito di aver ricostruito due complessi scolastici in poco tempo e a costi contenuti, è stata di Enrico Ruttico.
Grazie a lui, ancora una volta siamo riusciti a offrire a centinaia di bambini condizioni di studio dignitose e a dimostrare agli abitanti di questi due quartieri, la solidarietà di centinaia di italiani.
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