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2000
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Un impegno mantenuto - Ottobre
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Il camion è fermo in mezzo alla carreggiata, inclinato su un fianco con le ruote posteriori affondate nel fango sino all’assale.
Si è impantanato all’alba, e non essendovi nessun altro veicolo oltre al nostro, siamo dunque i primi a percorrere questa strada da quando il sole è sorto.
L’autista è seduto sotto un albero in attesa di un trattore, l’unico mezzo in grado di liberare il camion dal fango, che l’aiutante è andato a cercare. Naturalmente non vi sono previsioni sull’arrivo: forse un’ora, forse un giorno, forse di più. Non è raro incontrare sulle strade africane persone che attendono pazientemente, anche per giorni interi, un soccorso per il loro mezzo avariato.
La causa più frequente è la mancanza di manutenzione. Per la cultura aricana la macchina è un oggetto misterioso e il concetto di manutezione è estraneo, come il fatto di avere la ruota di scorta, di cui molti veicoli ne sono sprovvisti. La cultura africana non ha mai prodotto macchine ed è inevitabile che non ne capisca la necessità. La manutenzione non esiste nemmeno nelle strade, quando basterebbe un po’ di ghiaia per coprire le buche.
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L’unica alternativa è quella di uscire dalla sede stradale e percorrere un breve tratto sterrato a lato della linea ferroviaria, ma ne siamo dissuasi dai cartelli che avvertono la presenza di mine. Questa zona non è ancora stata bonificata.
Il tempo passa, il trattore che dovrebbe liberare il camion non si vede e siamo in ritardo: dobbiamo partecipare all’inaugurazione di tre scuole che abbiamo appena terminato di costruire in tre villaggi lungo questa strada: Savane, Nhampuepue e Milhadoze.
Nelle prime due località abbiamo mantenuto l’impegno assunto tempo fa con gli abitanti, dopo aver constatato come le condizioni di studio fossero disagevoli: la scuola di Savane, un vecchio edificio pericolante, non era in grado di accogliere altri alunni, mentre quella di Nhampuepue, costruita in paglia, era semibuia e priva di banchi.
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All’inizio di quest’anno, durante il periodico incontro con la Direzione Didattica per stabilire le iniziative da realizzare, era stato deciso di costruire, oltre alle scuole di Savane e Nhampuepue, anche una scuola a Milhadoze, un villaggio poco distante dai precedenti in cui non esisteva nessuna struttura scolastica.
Raggiungere queste località non sempre è possibile: durante la stagione delle piogge la strada diviene inaccessibile ed è per questo che abbiamo iniziato le costruzioni nella stagione secca, in modo da terminare i lavori prima che le strade divengano impraticabili.
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Ormai non è più possibile attendere oltre. I due chilometri che ci separano dalla prima località si possono affrontare a piedi, anche se il caldo è soffocante. A Savane ci attendono le autorità locali, gli alunni e le loro famiglie.
La vecchia e malsana costruzione che ospitava la scuola è stata sostituita da un grande e luminoso edificio con quattro aule. Conclusi i discorsi di rito, le donne manifestano la loro allegria danzando al suono della timbila, il tradizionale strumento musicale usato in questa regione.
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Non possiamo fermarci a lungo: ci aspettano altre due visite. Ripercorriamo a piedi il tratto di strada per tornare alla vettura e, finalmente scomparso l’ostacolo che ci impediva di proseguire, nel primo pomeriggio giungiamo a Milhadoze dove il rituale è identico al precedente.
In questo villaggio non esistevano scuole ed erano pochi gli alunni che affrontavano la lunga camminata sotto il sole per raggiungere quella più vicina. L’edificio costruito qui non è molto grande: possiede due aule e sarà frequentato da un centinaio di alunni, divisi in due turni.
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È pomeriggio inoltrato quando arriviamo a Nhampuepue per la terza inaugurazione della giornata e, nonostante l’ora tarda, troviamo molte persone in attesa: stavano aspettando dal mattino perché supponevano che la loro scuola fosse inaugurata per prima. Ma nessuno è di cattivo umore: i mozambicani sono pazienti, forse troppo.
La piccola e scura costruzione di paglia di un tempo si è ora trasformata in un edificio funzionale, dove ci si potrà finalmente sedere in un banco e l’insegnante potrà scrivere su una vera lavagna.
Qui, dopo le consuete formalità, il suono magico della marimba che conclude questa straordinaria giornata, fa dimenticare le difficoltà incontrate nel costruire questi tre edifici e superate, come sempre, dal nostro Enrico.
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In tutti coloro che abbiamo incontrato oggi, abbiamo riscontrato la gioia di avere finalmente delle scuole vere per i loro figli e siamo certi che anche i nostri sostenitori, che hanno reso possibile tutto questo tramite le adozioni a distanza, ne sono felici.
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