|
|
 |
|
2000
|
 |
 |
|
|
|
Ricostruire il futuro - Marzo
|
|
|
Percorrere l’ultimo chilometro che manca per giungere al centro di raccolta di Guara Guara è impegnativo per il fango e le pozzanghere. Oltre non si può andare: poco più avanti il terreno scompare sotto una distesa d’acqua immobile che sommerge tutto.
Servirebbe una barca per percorrere i dieci chilometri che ancora mancano per giungere a Búzi. Ai due lati della strada le tende si estendono quasi a vista d’occhio: alcune sono anonime, altre riportano gli emblemi dell’Unicef, della Croce Rossa e dell’Onu.
|
 |
|
Nei giorni successivi all’inondazione avevo contattato, via radio, il nostro animatore Zito, chiedendo notizie sui bambini adottati a distanza.
Mi aveva confermato che non vi era nessuna vittima, ma molte famiglie si erano rifugiate a Guara Guara, appena dopo il bivio del traghetto del Pungue.
Ora però mi stavo rendendo conto che, tra le migliaia di persone qui ospitate, era impossibile individuare i bambini inseriti nel programma di sostegno.
Avrei dunque dovuto attendere il ritorno alla normalità prima di avere informazioni certe, tuttavia una visita alla cittadina di Búzi per rendermi conto dell’entità dei danni e valutare le possibilità di un intervento, era necessaria.
Ma da Guara Guara non era possibile proseguire. Dovevo tornare a Beira e cercare un’alternativa per raggiungere Búzi.
|
 |
|
|
La richiesta di utilizzare l’elicottero che io e Umberto, amico e collaboratore del Centro Cooperazione Sviluppo, avevamo presentato al Dipartimento per le Emergenze, tardava ad essere esaudita a causa della comprensibile priorità data a coloro che dovevano essere curati e al trasporto dei generi alimentari.
Per non attendere troppo ci siamo rivolti all’Autorità Portuale di Beira e, il giorno seguente, avevamo a disposizione una barca a motore.
Attraversata la baia e risalito il fiume per alcuni chilometri, giunti a destinazione ci attende una sorpresa: il piccolo pontile d’attracco è sommerso e l’acqua è talmente alta che con la barca veniamo a trovarci proprio sulla via principale, tanto che la leghiamo ad un palo dell’illuminazione e ci incamminiamo, con l’acqua all’altezza delle ginocchia, verso la Direzione Educativa per incontrare gli insegnanti delle scuole che stiamo sostenendo e valutare i danni subiti.
|
 |
|
La chiesa dei comboniani, situata su un rilievo del terreno e rimasta all’asciutto, è stata posta a disposizione degli abitanti e l’interno è affollato di persone sistemate per terra su delle stuoie. Nello spiazzo antistante sono state erette delle tende: donne, bambini e anziani attendono che la situazione migliori.
Alla Direzione Educativa incontriamo Zito con l’elenco dei bambini inseriti nel programma di adozione a distanza: quelli rimasti qui sono oltre la metà e Zito ha già provveduto a visitarli uno per uno. Stanno tutti bene e solo qualcuno ha avuto l’abitazione allagata, ma non è stato necessario abbandonarla.
Con gli insegnanti visitiamo le scuole che stiamo sostenendo, la 3 de Fevereiro e la 25 de Setembro. La prima non ha subito gravi danni, la seconda ha invece il tetto totalmente scoperchiato, gli infissi e gli arredi danneggiati dal ciclone che ha sconvolto il tratto costiero tra le province di Inhambane e Sofala alcuni giorni dopo le inondazioni.
|
 |
|
|
È pomeriggio inoltrato quando ci dirigiamo alla barca, sempre camminando in mezzo all’acqua, per iniziare il ritorno. Da un elicottero vengono scaricati dei sacchi di riso e depositati in un magazzino dove centinaia di persone sono in attesa della razione serale di cibo.
Tra di loro vi sono anche dei bambini che hanno dovuto abbandonare troppo presto l’età dei giochi, chiamati ad una dura realtà.
Nei prossimi giorni lanceremo un appello ai nostri sostenitori chiedendo un aiuto straordinario da utilizzare nella ripresa delle attività scolastiche.
La vita di migliaia di persone deve essere ricostruita e ricominciare dai bambini non solo è possibile, ma è indispensabile.
|
 |
|
|
 |