|
|
 |
|
1999
|
 |
 |
|
|
|
Ascoltavo il direttore della scuola primaria di Tazaronda, un villaggio vicino alla cittadina di Gorongosa, mentre descriveva una situazione che non trovavo molto dissimile da altre che già conoscevo.
Tuttavia vi era qualcosa in lui che mi colpiva. Forse la convinzione con cui parlava o l’intensità del suo sguardo nel descrivere quella realtà. Forse i disagi che aveva dovuto affrontare per giungere da noi, pagando di tasca propria i costi del viaggio nonostante il modesto stipendio: alcuni chilometri a piedi, una giornata intera passata su un vecchio autobus stipato all’inverosimile, una notte trascorsa in un alloggio di fortuna e l’imminente ritorno.
Potevo andare a visitare la sua scuola per valutare la possibilità di un sostegno agli alunni? Mi aspettavo la domanda, ma non ero in grado di promettere nulla: la località non era vicina e avevamo già diversi impegni con altre scuole.
Ma, nei giorni seguenti, ripensavo a quella visita e alle difficoltà degli alunni e degli insegnanti che il direttore aveva descritto. Così, due settimane più tardi, decidevo di andare a trovarlo.
|
 |
|
|
Per arrivare al villaggio di Tazaronda occorre raggiungere Gorongosa, la sede amministrativa del distretto, distante circa 250 chilometri da Beira, che avevo già visitato in passato, alcuni mesi dopo la fine della guerra.
Allora avevo impiegato tutta la mattina e parte del pomeriggio per giungervi. Lungo il percorso erano visibili i segni del conflitto da poco terminato: relitti di vetture, autocarri e mezzi militari incendiati. Il ponte sul Pungue era stato colpito e una granata aveva distrutto, proprio al centro, diversi metri di campata: occorreva passare con molta cautela sopra due travi d’acciaio, sotto le quali vi era il vuoto.
Anche l'abitato presentava i segni della guerra: era lo stesso triste spettacolo di desolazione e rovine che avevo visto in altre località in cui erano avvenuti degli scontri armati.
Ora, a distanza di alcuni anni, tutto è cambiato: i mercatini affollati, le case ricostruite, le strade risistemate e i campi coltivati, infondono un senso di ottimismo e di fiducia nel futuro.
|
 |
|
|
Per raggiungere la scuola occorre passare nei pressi della pista d’atterraggio che un tempo era utilizzata per rifornire di alimenti la popolazione, e proseguire ancora per alcuni chilometri sino ad incontrare, al culmine di una salita, un pianoro con alcuni alberi di anacardio: la scuola di Tazaronda, composta da cinque “aule”, ossia cinque alberi alla cui ombra siedono gli alunni.
Il direttore mi viene incontro sorpreso e certamente contento di rivedermi. Gli alunni sono seduti su delle pietre con i quaderni sulle ginocchia, intenti a seguire le spiegazioni degli insegnanti mentre il vento solleva nugoli di polvere sugli alunni e sui loro quaderni. « Quando il vento è molto forte o piove – spiega il direttore – non vi sono lezioni. In totale sono quasi 240 gli alunni che studiano qui, ma potrebbero essere di più se vi fossero delle condizioni di studio adeguate. »
|
 |
|
Il direttore mi chiede di visitare anche il villaggio di Machiço, situato ad una ventina di chilometri. « È una zona rimasta a lungo isolata e solo da pochi mesi abbiamo ripreso le attività scolastiche. »
Sebbene la località non sia lontana, per raggiungerla impieghiamo oltre un’ora. La strada, poco più di una pista, è in cattive condizioni. L’ultimo tratto è il più difficile: occorre passare su un traballante ponte in legno sotto cui scorre un torrente, e percorrere una ripida strada rocciosa che termina in un grande spiazzo.
Ma il panorama ripaga dello sforzo della guida: le montagne della Serra di Gorongosa, illuminate dai riflessi dorati del sole al tramonto, si stagliano nell’azzurro intenso del cielo.
|
 |
|
|
L’arrivo di una vettura è oggetto di curiosità e, dopo pochi minuti, siamo circondati da adulti e bambini. Una donna si rivolge a me, ma non conosco il dialetto locale.
Nelle zone rurali sono pochi quelli che conoscono la lingua nazionale e, per molti bambini, iniziare la scuola significa imparare a parlare in una lingua straniera.
Anche qui le aule sono gli alberi e anche qui il vento e la polvere non danno tregua.
Ho promesso al direttore che mi impegnerò per consentire agli alunni di queste due scuole migliori condizioni di studio. Se ogni promessa è debito, dovrò riuscirci.
|
 |
|
|
 |