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1999
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Una nuova scuola - Settembre
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Donna Berta verifica, ancora una volta, che tutto sia in ordine: i bambini da una parte e dall’altra il gruppo di donne vestite con le tradizionali capulane.
Oggi è una giornata importante: tra pochi minuti giungerà il governatore per inaugurare la nuova scuola e, dopo le consuete formalità, donna Berta lo inviterà a visitare le aule. Il governatore si soffermerà ad osservare i banchi, le cattedre, gli scaffali.
Si guarderà intorno e donna Berta gli mostrerà i bambini, spiegandogli che sono gli alunni della nuova scuola e che, sino a ieri, studiavano seduti per terra, proprio all’ombra del grande albero dove si trovano adesso.
Forse si dilungherà a spiegare che sono quasi tutti orfani, che molti soffrivano di denutrizione ma che ora mangiano tutti i giorni e mostrerà anche la cucina a lato della sua casa, dove le vedove di Tica preparano ogni giorno i pasti.
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Ma a questo punto, il governatore sarà curioso di sapere come sia stato possibile realizzare tutto questo: la nuova scuola, il materiale didattico, i pasti per i bambini…
Allora donna Berta gli parlerà del Centro Cooperazione Sviluppo, di questa organizzazione italiana che aveva incontrato due anni prima e che aveva risposto alla sua richiesta di sostenere gli orfani che aveva accolto.
Con il trascorrere dei mesi, a questi bambini se ne erano aggiunti altri e poi altri ancora, sino a che erano divenuti quasi duecento.
Certo, andava tutto bene, però mancava la scuola. È vero che studiavano, ma erano costretti a farlo sotto il grande albero, distratti dalla polvere, dal vento e dai passanti.
E ora, dopo un anno, il suo sogno si è avverato: la scuola primaria 25 de Junho è una realtà. Donna Berta, donna mozambicana forte e incrollabile nella speranza e nella tenacia, ha vinto la sua battaglia e con lei le altre donne di Tica, le stesse che, dopo le sofferenze dei lunghi anni di guerra, la fame, le fughe, i figli uccisi o rapiti, avevano creduto nella solidarietà e fondato l’associazione a cui avevano dato il nome di Nhatua Za Mala: la sofferenza è finita.
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Il corteo di vetture si avvicina e, fermatosi all’ombra di alcuni alberi, scende il governatore con il seguito di funzionari, tra cui l’amministratore della località, la segretaria, un ufficiale di polizia, i giornalisti.
Mentre donna Berta gli si fa incontro, il gruppo di donne intona un canto di benvenuto a cui seguono i discorsi ufficiali. Donna Berta prende la parola per prima, ringraziando per la visita. È poi la volta del direttore distrettuale dell’Educazione a mettere in risalto i progressi del governo nel settore educativo, seguito da un’alunno che legge un messaggio di ringraziamento destinato alle famiglie italiane che hanno contribuito alla realizzazione della scuola.
Infine il governatore sottolinea la funzione dell’educazione nello sviluppo del Paese, mette in risalto i progressi del governo e chiede la partecipazione di tutta la comunità per mantenere efficiente la nuova scuola.
L’applauso pone fine, con sollievo dei presenti e di donna Berta che sta osservando i movimenti dei bambini sempre più insofferenti al caldo e alla forzata immobilità, a quasi un’ora di discorsi simili nella sostanza, ma che l’abilità degli oratori ha fatto apparire diversi.
Le donne di Tica si esibiscono in una danza mentre il governatore si accinge a tagliare il nastro e visitare la scuola, proprio come donna Berta aveva così a lungo atteso e sperato.
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Ma le cerimonie oggi non sono finite: nel pomeriggio da Tica ci dirigiamo a Nhamatanda dove inaugureremo due abitazioni terminate da pochi giorni e destinate agli insegnanti.
Il ruolo di un insegnante è delicato. Deve avere una buona preparazione pedagogica e culturale, deve essere un buon educatore e avere a cuore il destino degli alunni a lui affidati. Spesso, nei Paesi in via di sviluppo, la situazione è assai diversa: gli insegnanti sono insufficienti, mal pagati e poco preparati.
Il governo mozambicano sta facendo uno sforzo notevole per migliorare la loro condizione, ma occorrerà molto tempo prima di ottenere dei risultati apprezzabili.
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Una delle difficoltà che gli insegnanti devono affrontare è la mancanza di un’abitazione dignitosa: sono spesso costretti a percorrere ogni giorno lunghe distanze per giungere alla scuola in cui insegnano, oppure vivono in case in affitto spendendo gran parte del loro salario.
Per questo, quando la Direzione Didattica locale ha chiesto di realizzare due abitazioni per ospitare gli insegnanti, abbiamo acconsentito.
La loro costruzione, portata a termine dal nostro collaboratore Enrico Ruttico, si è svolta contemporaneamente a quella della scuola di Tica, con tempi rapidi e costi contenuti.
Alla cerimonia dell’inaugurazione non è presente il Governatore, ma solo il Direttore Distrettuale e poche altre persone.
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Ma noi siamo ugualmente felici: abbiamo apportato il nostro contributo alla ricostruzione del Paese e alla crescita del settore educativo. Una scuola efficiente è una risorsa fondamentale per lo sviluppo, ma è soprattutto uno strumento per sconfiggere l’ignoranza e la povertà.
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