Dopo una giornata trascorsa con donna Berta e con le donne dell’associazione Nhatua Za Mala, ho scoperto che il numero dei bambini sostenuti è assai più elevato: non vi sono solo i venti orfani, ma anche molti altri che le donne dell’associazione hanno accolto in casa loro, in pratica adottandoli.
Ho assistito alla preparazione del pasto, polenta bianca con pezzi di carne bollita, che i piccoli orfani, seduti per terra in circolo, mangiavano in silenzio, assorti, manipolando pian piano la polenta e portandola alla bocca. Il più grande aveva forse dodici anni. Ho cercato di comunicare con loro, ma senza risultato: un po’ perché la vista di un bianco li intimidiva, un po’ perché parlavano solo il dialetto locale.
Molti di loro presentavano evidenti segni di denutrizione che, senza un intervento immediato, avrebbe causato serie conseguenze sulle loro capacità di apprendimento e sul loro sviluppo: una nutrizione carente nei primi anni di vita, può infatti alterare il sistema nervoso e impedire il progressivo sviluppo psico-fisico.