1997 - Nhatua Za Mala - Veziano Armandi
 

1997

Nhatua Za Mala - Ottobre

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Tica è una località situata lungo il Corridoio di Beira, il punto più stretto del Mozambico: 240 chilometri in cui strada e ferrovia corrono parallele.
Per evitare azioni di sabotaggio e consentire il traffico delle merci tra il porto di Beira e lo Zimbabwe, durante gli anni della guerra la sorveglianza del Corridoio è stata continua e le località situate lungo questo percorso, per la sicurezza che offrivano, hanno ospitato migliaia di rifugiati provenienti dalle zone rurali.

Tica è una di queste località: situata a ottanta chilometri da Beira, conta circa seimila abitanti, la maggior parte giunti negli anni della guerra.
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Dietro la stazione ferroviaria, in una casa costruita in fango e mattoni, ha sede un’associazione femminile il cui nome è sinonimo di speranza.
Si chiama Nhatua Za Mala che in lingua locale significa “la sofferenza è finita”, alludendo alla fine della guerra e alla speranza di un futuro migliore.

L’associazione è guidata da donna Berta, una vedova determinata e sensibile ai problemi dei bambini. Assieme ad altre vedove ha raccolto una ventina di orfani e lotta ogni giorno per dar loro da mangiare. Ma i bambini hanno anche altre necessità: devono andare a scuola, devono vestirsi e devono essere curati se si ammalano. Donna Berta mi aveva spiegato tutto questo quando, il mese scorso, era venuta a trovarmi per chiedere un sostegno per gli orfani che aveva raccolto.
Colpito dalla sua determinazione e dai risultati ottenuti con così pochi mezzi, avevo promesso che mi sarei recato a visitarla. 
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Dopo una giornata trascorsa con donna Berta e con le donne dell’associazione Nhatua Za Mala, ho scoperto che il numero dei bambini sostenuti è assai più elevato: non vi sono solo i venti orfani, ma anche molti altri che le donne dell’associazione hanno accolto in casa loro, in pratica adottandoli.

Ho assistito alla preparazione del pasto, polenta bianca con pezzi di carne bollita, che i piccoli orfani, seduti per terra in circolo, mangiavano in silenzio, assorti, manipolando pian piano la polenta e portandola alla bocca. Il più grande aveva forse dodici anni. Ho cercato di comunicare con loro, ma senza risultato: un po’ perché la vista di un bianco li intimidiva, un po’ perché parlavano solo il dialetto locale.

Molti di loro presentavano evidenti segni di denutrizione che, senza un intervento immediato, avrebbe causato serie conseguenze sulle loro capacità di apprendimento e sul loro sviluppo: una nutrizione carente nei primi anni di vita, può infatti alterare il sistema nervoso e impedire il progressivo sviluppo psico-fisico.

 

Ritengo che vi siano tutte le condizioni per iniziare anche qui un programma di sostegno a distanza, perché realtà come questa vanno sostenute.

Sono le persone coraggiose e determinate come donna Berta e le sue compagne a rappresentare la speranza di un Paese che, superati i lunghi anni di guerra, ha di fronte a sé un difficile cammino.