1997 - Nhamatanda - Veziano Armandi
 

1997

Nhamatanda - Giugno

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La cittadina di Nhamatanda non è molto lontana da Beira: circa centoventi chilometri che però si percorrono con difficoltà per le cattive condizioni della strada.
È una delle località situate lungo il Corridoio di Beira, la via che consente allo Zimbabwe l’accesso al mare. Con la fine delle ostilità e la ricostruzione, i centri situati lungo questa importante via di comunicazione hanno ripreso lentamente vita anche se, dall’indipendenza ad oggi, tutto è cambiato, ad iniziare dal nome originale della località che si può ancora intravedere sulla parete della stazione ferroviaria, Vila Machado, la cui vivacità di un tempo è testimoniata dai numerosi binari, ora nascosti dall’erba, e dai magazzini abbandonati.
I treni passano un paio di volte al giorno per trasportare le merci dal porto di Beira allo Zimbabwe e viceversa, ma non si fermano più per caricare il cotone che, sino all’indipendenza, era una delle risorse economiche più importanti della zona, assieme al mais, agli anacardi e alla frutta.
La guerra civile ha distrutto le piantagioni, così come ha distrutto le fattorie e ha costretto migliaia di persone ad abbandonare le campagne circostanti.
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La sede della Direzione Educativa è in vecchio edificio ridipinto da poco. Il direttore mi riceve nel suo ufficio, una piccola stanza occupata da una scrivania, alcune seggiole, uno scaffale e un armadio di legno. Il caldo è opprimente e il ventilatore gira troppo piano per poterlo attenuare.
Prendo appunti mentre il direttore espone la situazione scolastica del distretto che potrebbe essere la stessa di ogni località del Mozambico: situazioni di degrado e di povertà di un Paese che occupa gli ultimi posti nell’indice di sviluppo umano e dove oltre la metà delle scuole e dei centri sanitari non funzionano.

Una delle difficoltà che il Mozambico deve oggi risolvere riguarda il livello e la qualità dell’istruzione: il 71 per cento delle donne e il 66 per cento degli uomini, secondo i dati ufficiali diffusi nell’ultimo censimento, sono analfabeti. Inoltre il 32 per cento degli alunni non termina la scuola primaria per le più diverse cause: i testi scolastici sono scritti in portoghese, che oltre la metà della popolazione non conosce, molte famiglie hanno difficoltà ad acquistare il materiale didattico per i figli mentre gli insegnanti sono poco preparati e mal retribuiti.
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La scuola primaria 24 de Julho, dove a breve inizieremo un programma di adozioni a distanza, non è molto lontana dalla Direzione Didattica e si raggiunge in pochi minuti. Ha beneficiato da poco di alcuni restauri e vi studiano circa seicento allievi.
Visito le classi ad una ad una e osservo gli oggetti posati degli alunni posati sui banchi: alcuni quaderni, qualche penna biro, degli spezzoni di matita. Quasi nessuno ha una cartella, ma solo un sacchetto di plastica per riporre quaderno e matita alla fine della lezione. Penso ai nostri bambini in Italia e ai loro zainetti firmati: un altro mondo.

Assieme al direttore, descrivo agli insegnanti il programma di adozione a distanza che avrà inizio anche in questa scuola. Certamente non rappresenterà la soluzione alle difficoltà del settore educativo di questa località, ma contribuirà alla diminuzione dell’analfabetismo e offrirà a molti bambini la possibilità di cambiare la propria condizione e quella del proprio Paese.