|
|
 |
|
1997
|
 |
 |
|
|
|
Sono le sette di domenica mattina e da poco ha smesso di piovere. La sera precedente una violenta tempesta, la coda di un ciclone che aveva colpito marginalmente la città di Beira, per tutta la notte ha imperversato con vento e pioggia. Quando sento bussare alla porta di casa e, aprendo, vedo uno dei guardiani del Centro dei Santi Innocenti, intuisco quello che può essere accaduto.
Durante il tragitto il guardiano mi spiega che la tromba d’aria ha danneggiato i tetti di alcuni edifici. Vorrei andare più veloce, ma non è possibile: la strada è piena di detriti portati dal vento, alcuni alberi sono sradicati e, cadendo, hanno tranciato dei cavi elettrici che ora penzolano pericolosamente. Penso ai quartieri di capanne attorno alla città, quasi certamente allagati o sconvolti dalla furia della pioggia e del vento.
|
 |
|
|
Al Centro mi attendono padre Julio e suor Delfina. I tetti del refettorio e dei due dormitori sono stati spazzati via dalla tromba d’aria proprio quando tutto era quasi pronto per l’inaugurazione. L’impianto elettrico e quello idraulico erano stati collaudati; nelle aule erano stati sistemati gli arredi e nelle officine erano installati i macchinari; nei dormitori erano stati sistemati i letti mentre la mensa, la cucina e il panificio erano terminati.
Mancava solo l’autorizzazione del ministero dell’Educazione e di quello del Lavoro per iniziare i corsi scolastici e formativi. Dobbiamo decidere il da farsi: i danni sono ingenti e le risorse finanziarie esaurite.
Il giorno successivo, con due tecnici, valuto il danno: circa trentamila dollari. Non possiedo questa cifra: le risorse che giungono dall’Italia sono destinate alle adozioni a distanza e non è possibile impiegarle per sistemare i tetti. Decido allora di muovermi in un’altra direzione: preparo una relazione con delle fotografie e il giorno seguente mi reco nella capitale dove, per una settimana, busso alle porte di consolati e ambasciate spiegando l’accaduto e mostrando le immagini fotografiche. Rimango deluso dal diniego dell’ambasciata italiana, ma ricevo un sostegno economico dall’Alto Commissariato Britannico.
|
 |
|
|
Le vicissitudini non sono però terminate. Tornato a Beira, un conoscente m’informa che la polizia era venuta a cercarmi due giorni prima. Da tempo subivamo dei furti di materiale: travi, sacchi di cemento, mattoni, vernice, materiale elettrico e altro. Denunciato il fatto, il materiale era stato trovato in una vecchia costruzione poco lontana ma, curiosamente, sequestato dalla polizia. « È la regola – mi avevano detto le forze dell’ordine - Dobbiamo tenere tutto sino alla fine dell'inchiesta, poi lo restituiremo. » Erano già trascorsi tre mesi e ora mi aspettavo notizie positive.
L’agente prende un fascio di fogli posati accanto a lui, inizia lentamente a scorrerli e finalmente ne estrae uno che mi porge. È un mandato di cattura. Penso ad un errore, ma poi leggo il mio nome anche se non riesco a capire quale reato possa aver commesso. L’agente me lo spiega. Il giorno dopo la mia partenza alla ricerca di un sostegno per i tetti divelti, si era presentato il funzionario dell’Ispettorato del Lavoro a lasciare la notifica in seguito alla consueta protesta di un lavoratore a cui era stata comunicata la fine delle attività. Non essendomi presentato all’ora e al giorno indicati, era stato emesso il mandato di cattura, un’azione evidentemente eccessiva, ma che probabilmente aveva un fine. Spiego la vicenda al funzionario di polizia, proprio quello che aveva insistito per sequestrare il materiale da costruzione, chiarendo i motivi della mia assenza e aggiungendo che il sequestro del materiale aveva costretto ad affrontare spese supplementari che potevano invece essere utilizzate in un modo migliore a beneficio della comunità. Ma la cosa lo lasciava indifferente.
Avrebbe comunque chiuso un occhio sul mandato di cattura, ma il materiale da costruzione rimaneva sequestrato. Ho capito che non ne sarei più venuto in possesso.
|
 |
|
Tra pochi giorni inizieranno i lavori di riparazione dei tetti e, tra circa un mese, dovrebbe essere tutto pronto per l’inaugurazione.
Abbiamo impiegato quasi due anni nella realizzazione del Centro dei Santi Innocenti, tra continue difficoltà e imprevisti. Ora che volge al termine, provo soddisfazione per quello che ho contribuito a realizzare, ma sono rattristato per i lavoratori che termineranno le attività.
In fondo le azioni nei miei confronti di alcuni di loro sono state indotte dalla povertà. Sanno che tra poco verrà il momento di ricevere l’ultimo salario assieme ad una lettera di referenze che li aiuterà a cercare un altro lavoro. Ma sanno anche che trovarlo non sarà facile, in un paese dove i tre quarti della popolazione attiva non possiede un’occupazione.
|
 |
|
|
A fine novembre entreranno i primi bambini. Sarà un momento magico, ma non potrò partecipare a questo evento tanto atteso.
Nell’imminenza del periodo natalizio devo tornare in Italia per seguire da vicino le attività di adozione a distanza che, giorno dopo giorno, stanno aumentando.
|
 |
|
|
 |