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1996
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Un sostegno all'istruzione - Ottobre
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Ancora una volta in Zambesia. Ancora una volta in visita ai bambini del Villaggio della Pace e della Casa della Speranza, che ormai conosco uno per uno. Torno sempre volentieri in questa regione, dove sono iniziate le attività dell'associazione che ho creato e dove trovo l’accoglienza di molti amici.
Questa è una delle province che ha sofferto i maggiori danni: nel solo settore educativo la guerra ha distrutto il 70 per cento delle infrastrutture scolastiche e costretto 144.000 alunni e 3.650 insegnanti ad abbandonare la scuola.
Questa volta, oltre a visitare gli interventi di sostegno in corso, intendo verificare la possibilità di realizzare iniziative diverse rispetto alle adozioni a distanza, e fare in modo che il Centro Cooperazione Sviluppo apporti il proprio contributo alla riorganizzazione del sistema educativo.
Ho iniziato incontrando alcuni funzionari del ministero dell’Educazione per raccogliere informazioni e dati, e ho continuato nei giorni successivi con la visita alle scuole di alcuni distretti. Mi sono recato a Mocuba, Milange, Morrumbala e Nicoadala dove, davanti agli edifici scolastici distrutti, ho rammentato uno dei sogni dell’indipendenza: quello dell’alfabetizzazione per tutti, condizione fondamentale per la costruzione e lo sviluppo della nuova nazione mozambicana. Un sogno infranto con la guerra civile.
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in Mozambico il sistema scolastico coloniale era rivolto ad una minima parte della popolazione, tanto che al momento dell’indipendenza l’analfabetismo raggiungeva il 94 per cento.
Le autorità vedevano infatti con diffidenza la scolarizzazione della popolazione indigena, che avrebbe potuto creare fermenti di ribellione.
Così infatti si esprimevano le autorità all’epoca: ”Tra gli indigeni ve ne saranno certamente molti con un’accentuata tendenza ai mestieri. Nonostante ciò, non sarebbe conveniente incoraggiarli a dedicarsi a queste occupazioni perché si correrebbe il rischio di condannarli a una vita di difficoltà e di miseria, giacché non avranno la possibilità di esercitare attività nel ramo artistico o industriale. In queste condizioni si predispongono ad un accentuato spirito di rivolta… Conviene invece educare l'indigeno per farlo divenire un collaboratore utile e cosciente dell'opera coloniale”.(¹)
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Il divario educativo aveva quindi lo scopo di evitare lo sviluppo sociale ed economico dei nativi, per evitare il rischio di far nascere una borghesia nera concorrenziale a quella portoghese. Questo intento venne realizzato con un accordo tra Stato e Chiesa, tramite il quale il governo manteneva la gestione delle scuole statali, situate nelle località urbane o dove l’insediamento coloniale lo giustificava e riservate ai figli dei coloni, mentre la preparazione scolastica degli autoctoni, l’ensino rudimentar, ossia l’insegnamento basico, era affidata alla Chiesa cattolica e univa lo studio alle attività agricole.
Il sistema educativo coloniale ha subito varie riforme nel corso degli anni, ma senza mai alterare la sua natura discriminatoria. Quella più significativa risale agli anni Sessanta, con l’abolizione della distinzione delle scuole per bianchi e per neri, avvenuta dopo le proteste dell’opinione pubblica mondiale.
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Nel 1975, al momento dell’indipendenza, gli studenti indigeni rappresentavano il 17 per cento del totale della popolazione in età scolastica, e di questi, il 2,9 per cento frequentava l’insegnamento tecnico mentre in quello universitario, su 2.400 studenti iscritti, solo 150 erano di nazionalità mozambicana.
Con l’indipendenza sono stati cambiati i libri di testo e sostituita la storia del Portogallo con quella del Mozambico. Gli alunni sono passati da 672.000 nel 1975 a 1.438.000 nel 1980, mentre l’analfabetismo è sceso dal 94 per cento del 1975 al 72 per cento del 1983.
Gli insegnanti sono passati dai 10.280 del 1975 ai 20.590 del 1982 (²), anche se l’aumento quantitativo non è stato accompagnato da un miglioramento qualitativo dell’insegnamento. Tuttavia i primi risultati positivi sono stati annullati dalla guerra civile.
Oggi, oltre la metà degli alunni che iniziano la scuola primaria non arrivano a terminarla; molti di coloro che vivono nelle zone rurali non iniziano neppure la scuola, mentre la mancanza di edifici scolastici costringe ad insegnare sotto un albero o sotto tettoie improvvisate.
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Con la riorganizzazione del sistema educativo, gli insegnanti dovranno essere preparati ad una didattica nuova, che aiuti l’alunno a liberare la propria creatività e lo induca alla riflessione e all’autonomia intellettuale.
La ricostruzione del Paese passa anche attraverso loro: senza insegnanti in grado di affrontare con professionalità il loro delicato compito, nessun progresso sarà possibile.
(¹) L. Cayolla, A educação dos indigenas, dos colonos e dos funcionarios coloniais, Relatorio a o congresso intercolonial do ensino nas colonias, Paris 1931.
(²) Lavinia Gasperini, Mozambico: educazione e sviluppo rurale.
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