1996 - Tra difficoltà e progressi - Veziano Armandi
 

1996

Tra difficoltà e progressi - Settembre

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La casa di Simango si distingue dalle altre perché è costruita in blocchi di cemento e non in argilla e paglia come le altre intorno. Quando vi giungo, una moltitudine di bambini mi viene incontro salutandomi e prendendomi per mano. « Ma non sono tutti miei» mi dice sorridendo.
Con oltre settant’anni e sei figli, di cui due molto piccoli, Simango sembra smentire le statistiche ufficiali sulla speranza di vita nei paesi africani. Ha imparato il mestiere di muratore nel periodo coloniale e possiede un’esperienza notevole, tanto che gli ho affidato il ruolo di capocantiere nella costruzione del Centro dei Santi Innocenti.
La casa è sua, costruita con il sacrificio di anni di lavoro. Mi invita ad entrare: l’interno è arredato con semplici mobili in legno e, quando scende la sera, la luce è assicurata da un lume a petrolio.

Ha insistito perché mi fermassi a pranzo: riso e fagioli cucinati in una pentola posta sopra un focolare all’aperto. I piatti sono di latta e i bicchieri di plastica, l’acqua proviene dal pozzo ma la coca cola che ho portato rende felici i bambini. Mangiamo seduti su dei bassi sgabelli di legno.

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Con la collaborazione di Simango abbiamo elaborato il programma del corso di muratore che, assieme ai programmi dei corsi di falegnameria e di carpenteria, invieremo al ministero del Lavoro per chiedere l’autorizzazione ad iniziare l’attività didattica.

In Mozambico il livello professionale di un falegname, un muratore, un meccanico o un elettricista è modesto. Con questi corsi ci proponiamo di invertire questa tendenza e di formare dei bravi artigiani, valutando anche la possibilità di avvalerci di volontari italiani in grado di formare dei futuri insegnanti.
Il settore formativo è prioritario in questa fase di ricostruzione per favorire non solo il riavvio delle attività economiche e produttive, ma anche per permettere l’emancipazione sociale dell’individuo grazie alla possibilità di apprendere una professione.
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Le attività intanto proseguono, e anche se le piogge delle scorse settimane hanno rallentato i lavori, siamo riusciti a completare i due dormitori e il refettorio mentre l’officina, l’amministrazione e il muro di cinta sono quasi terminati.
Abbiamo realizzato alcune variazioni al progetto originario: la scuola è stata dotata di un’infermeria e al forno per il pane è stata apportata una modifica in modo che funzioni, oltre che con energia elettrica, anche a gasolio.

Ma gestire oltre cinquanta operai non è semplice. I furti sono pressoché costanti e, nonostante le precauzioni e la continua sorveglianza, le persone che lavorano qui sembrano possedere una fantasia infinita nel sottrarre qualunque cosa ritenuta utile.
Non vi sono solo i furti da tenere a bada: il personale lavora con contratti semestrali che, avvicinandosi la conclusione dei lavori, non vengono rinnovati. Quando succede, l’interessato si rivolge all’ Ispettorato del Lavoro (esiste anche qui...) ritenendo il licenziamento ingiustificato, e ogni volta mi viene consegnata un’ingiunzione di comparizione che mi costringe a perdere intere giornate per dimostrare la legittimità del licenziamento.


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L’ultimo episodio risale a pochi giorni fa. Le recenti piogge avevano fatto crescere a dismisura l’erba nel cantiere ed era necessario tagliarla. Ho incaricato quindi Simango di effettuare l’operazione, suggerendogli di affidare il lavoro ad alcune delle donne che risiedono nelle vicinanze e vivono in condizioni di difficoltà. Concordato il compenso con alcune di loro, dopo alcuni giorni il terreno era ripulito dall’erba.
La settimana seguente un funzionario del tribunale mi ha consegnato un'altra notifica di comparizione:
le donne che avevano ripulito il terreno lamentavano di essere state licenziate senza giusta causa e chiedevano un risarcimento.

Anche questa volta il tribunale ha ritenuto la richiesta priva di fondamento. La povertà porta anche a questo: vedere nello straniero una possibilità per richieste economiche più o meno lecite.