1996 - La casa Madre Clara - Veziano Armandi
 

1996

La Casa Madre Clara - Giugno

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Non è difficile raggiungere la Casa Madre Clara nel quartiere di Languene, uno dei più poveri di Maputo: basta seguire la strada che conduce fuori città sino a incontrare la chiesa di S. Francesco.
Poco oltre vi è la Casa Madre Clara, il centro di accoglienza terminato da poco e realizzato sullo stesso modello del Villaggio della Pace di Quelimane. Entrambe le strutture hanno caratteristiche comuni: sono gestite dalle missionarie Francescane e accolgono bambine orfane o con difficili situazioni familiari, molte delle quali sono rimaste traumatizzate durante gli anni della guerra o sono state esposte a violenze.
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Varcato il cancello mi viene incontro suor Pascoa, una suora mozambicana dal sorriso cordiale che mi accompagna in visita alla struttura dove sono ospitate una settantina di bambine dai quattro ai sedici anni, tutte con una storia ale spalle da dimenticare.
Una in particolare, Flora, le rimane sempre accanto. « Ha dieci anni ed è qui da pochi mesi – spiega la suora - La madre e un fratellino sono rimasti uccisi durante un’incursione. Ha vissuto con uno zio per qualche tempo, ma poi è morto anche lui. Un vicino l’ha portata qui. »
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L’idea di questo centro di sostegno è nata al termine della guerra, quando le strade erano piene di bambini e giovani che avevano perso i contatti con le loro famiglie e vivevano di elemosine ed espedienti. « Tra loro vi erano anche delle bambine. Alcune bussavano alla nostra porta chiedendo un po’ di cibo e il giorno dopo tornavano accompagnate da un’amica che, come loro, viveva per la strada. Abbiamo intuito che il fenomeno era ampio e che le bambine, a differenza dei maschi, rimanevano nascoste. Girando per il quartiere non le notavamo. Abbiamo riadattato un vecchio magazzino e iniziato a ospitarne alcune. Dopo poche settimane non sapevamo più dove farle dormire, tanto erano aumentate. Nel frattempo abbiamo trovato le risorse necessarie per realizzare la Casa Madre Clara. »

Mentre suor Pascoa racconta, mi mostra l’edificio dove erano state accolte le prime bambine, ritornato un magazzino. « Non passa giorno senza che qualcuno mi chieda di accogliere una bambina, ma non abbiamo posto. Possiamo solo ricevere quelle che vivono nel quartiere ed hanno alle spalle delle situazioni familiari difficili. Rimangono qui da noi durante il giorno e la sera tornano alle loro abitazioni. »
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Nel lasciare la Casa Madre Clara ho promesso a suor Pascoa di inserire queste bambine nel programma di adozioni a distanza.
Anche loro avranno presto qualcuno che, pur da lontano, le sosterrà nel lungo e difficile cammino per riacquistare la fiducia nel prossimo e costruirsi un futuro.