L’idea di questo centro di sostegno è nata al termine della guerra, quando le strade erano piene di bambini e giovani che avevano perso i contatti con le loro famiglie e vivevano di elemosine ed espedienti. « Tra loro vi erano anche delle bambine. Alcune bussavano alla nostra porta chiedendo un po’ di cibo e il giorno dopo tornavano accompagnate da un’amica che, come loro, viveva per la strada. Abbiamo intuito che il fenomeno era ampio e che le bambine, a differenza dei maschi, rimanevano nascoste. Girando per il quartiere non le notavamo. Abbiamo riadattato un vecchio magazzino e iniziato a ospitarne alcune. Dopo poche settimane non sapevamo più dove farle dormire, tanto erano aumentate. Nel frattempo abbiamo trovato le risorse necessarie per realizzare la Casa Madre Clara. »
Mentre suor Pascoa racconta, mi mostra l’edificio dove erano state accolte le prime bambine, ritornato un magazzino. « Non passa giorno senza che qualcuno mi chieda di accogliere una bambina, ma non abbiamo posto. Possiamo solo ricevere quelle che vivono nel quartiere ed hanno alle spalle delle situazioni familiari difficili. Rimangono qui da noi durante il giorno e la sera tornano alle loro abitazioni. »