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1995
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La vita a tendere la mano - Giugno
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Helena è giovane. Ha un bel sorriso e, se la povertà non l’avesse costretta a fare la mendicante, sarebbe probabilmente stata contesa da molti suoi coetanei.
Helena ha iniziato a chiedere l’elemosina all’età di dieci anni assieme al padre cieco. Oggi di anni ne ha diciassette e pensa che solo il matrimonio potrebbe toglierla dalla strada. Ma sino a quando ciò non accade, preferisce accompagnare il padre per le vie della città e tendere la mano ai passanti.
Se si sposasse, sarebbe uno dei fratelli più giovani a dover accompagnare il padre a chiedere la carità. «Questa è l’unica maniera per garantire la sopravvivenza alla mia famiglia - spiega Helena - Dove abitiamo paghiamo quattro dollari di affitto mensili. Dove troveremmo questo denaro se mio padre smettesse di fare il mendicante?»
Afferma che non ha mai iniziato nessuna scuola, ma sostiene che «una donna non ha bisogno di studiare. Sono gli uomini che devono farlo per sostenere la famiglia.» Ogni tanto aiuta la madre nei lavori domestici e nella coltivazione di un piccolo pezzo di terra.
Durante il giorno, Helena e il padre non pranzano perché non ne hanno la possibilità, ma a volte in qualche ristorante riescono a farsi dare degli avanzi. Il padre di Helena, Insange, è divenuto cieco per una malattia. Ha circa sessant’anni, ma ne dimostra molti di più e, come molti mendicanti, rimpiange il passato, nonostante l’oppressione coloniale. «Un tempo si stava meglio, i prezzi erano accessibili e nessuno soffriva la fame. L’indipendenza non ha portato nulla di buono per me e la mia famiglia. Oggi non ho nessuna alternativa e sino a quando l’età me lo consente continuerò a chiedere l’elemosina.
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Il numero dei mendicanti cresce di giorno in giorno, nonostante i programmi di riduzione della povertà che il governo e le organizzazioni umanitarie mettono in atto. Sporchi, scalzi, gli abiti laceri, sono presenti in tutti gli angoli delle città ed è quasi impossibile, durante la giornata, non essere avvicinati da qualcuno con la mano tesa, specialmente se si è europei: un cieco, un bambino di strada, un anziano che a stento cammina.
Sotto il sole o la pioggia, a volte ingiuriati, a volte disprezzati, spesso evitati, la loro presenza è continua: ai semafori, nei negozi, nei bar, nei mercati, negli uffici vi è una processione quotidiana di persone che chiedono qualche moneta per vivere.
Mescolati a queste persone vi sono anche i bambini, spinti dai genitori a mendicare o ad offrirsi come guardiani di automobili oppure per piccoli lavori, in cambio di un misero guadagno che consentirà alla famiglia di poter mangiare. “Posso sorvegliare l’automobile?” chiedono e, in cambio di poche moneta, rimangono ore sotto il sole o la pioggia vicino alla vettura.
L’ente che dovrebbe farsi carico di questa situazione è il ministero dell’Azione Sociale che, tra tutti i ministeri mozambicani, è quello che nel bilancio statale riceve il minor stanziamento.
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L’Azione Sociale sostiene che il numero dei mendicanti non è in crescita, bensì in diminuzione grazie agli interventi del governo. « I nostri programmi di assistenza prevedono la distribuzione di generi alimentari a chi si trova in condizioni di povertà estrema, assieme ad una piccola somma di denaro» afferma Lino Singano, funzionario del ministero.
Ma questo programma si scontra con l’esiguità dei mezzi a disposizione: Helena e il padre continueranno a stendere la mano e a chiedere l’elemosina, sotto la pioggia o il sole, giorno dopo giorno.
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