1994 - Visita a due centri sanitari - Veziano Armandi
 

1994

Visita a due centri sanitari - Ottobre

1994  saude.JPG

 

Suor Flor de Maria mi riceve nel suo piccolo ufficio nel centro sanitario di Nhanconjo, alla periferia di Beira e, dai tratti del volto, noto subito che è sudamericana. «Sono peruviana – conferma – e sono qui da un anno
Suor Flor appartiene all’ordine delle missionarie Domenicane del Rosario, l’ordine nato in Spagna nel 1918 e che ha iniziato proprio in Perù le attività. Oltre ad essere infermiera è anche responsabile del centro sanitario. Assieme a lei vi sono altre due consorelle: suor Lisa e suor Antonia, entrambe mozambicane ed entrambe infermiere, alcuni tecnici sanitari e diversi inservienti. Non vi sono medici: in tutta la regione i medici sono solo due e prestano servizio all’ospedale centrale.
In compagnia di suor Flor visito il centro sanitario danneggiato dalla guerra e dall’incuria, composto dall’ambulatorio medico, dalla pediatria, dal laboratorio per gli esami e da una piccola farmacia. I pazienti in attesa di farsi visitare attendono all’aperto, i volti tesi e sofferenti. La maggior parte di loro si è già recata dal curandeiro, ma senza risultato.
Secondo la tradizione africana le malattie, ma anche la morte di un parente oppure una disgrazia, sono causate da qualche spirito malevolo. Solo se non vi sono miglioramenti ci si reca al centro sanitario o all’ospedale, ma spesso si arriva tardi.
1994  centro sanit.JPG

 

Entro nell’ambulatorio: su un lettino è adagiato un adulto a cui un infermiere sta medicando una ferita ad un braccio. In un angolo vi è una vetrina metallica che contiene vecchi strumenti, dei medicinali, qualche cerotto e delle garze.

Nella pediatria, una piccola costruzione suddivisa in due stanze, è in corso il controllo del peso dei bambini che un’assistente trascrive nel libretto sanitario di ognuno di loro. Ad una bambina, che mi fissa con occhi febbricitanti, viene diagnosticata la malaria e alla madre vengono date delle pastiglie di clorochina, spiegando le modalità di somministrazione. Anche qui gli strumenti sono ridotti al minimo e le pareti sono macchiate dall’umidità.

Il laboratorio di analisi è in grado di eseguire solo il test della malaria e altri pochi esami. La strumentazione è obsoleta e chissà sino a che punto i risultati sono attendibili. Suor Flor chiede un aiuto per la riabilitazione della struttura e per la fornitura di nuove attrezzature. «Da anni non viene eseguito nessun intervento di manutenzione e non viene acquistato nulla per la mancanza di risorse economiche. Non abbiamo attrezzature e non abbiamo medici.» 
Moz1994_CentSan3.JPG

 

«Non abbiamo attrezzature e non abbiamo medici» mi ripete anche suor Delfina, ricevendomi nel centro sanitario di Chingussura, a pochi chilometri da quello che ho appena visitato, presentandomi le medesime richieste d’intervento: la riabilitazione dell’edificio e delle nuove attrezzature.
Anche qui i pazienti in attesa di essere visitati siedono all'aperto. Anche qui la guerra e l’incuria hanno lasciato i loro segni sia sulla struttura, che presenta umidità alle pareti e infiltrazioni d’acqua, che sulle poche suppellettili esistenti. Al piano terra vi è la sala delle visite, la pediatria e il laboratorio per gli esami, mentre in quello superiore vi è la maternità, l’unica di tutta la zona.
La sala parto e le due stanze riservate ai ricoveri sono arredate con vecchi letti di ferro, mentre una terza stanza è vuota e parte del tetto è scoperchiato. Nel cortile, sotto una tettoia di lamiere, alcune inservienti stanno preparando il pranzo per il personale e per le pazienti della maternità: riso bollito e pesce secco.
1994  saude 3.JPG

 

In un locale a parte, alcune assistenti stanno distribuendo il pasto a dei bambini denutriti, accompagnati dalle loro madri. «Li curo per circa due mesi – mi dice la suora – e li rimando a casa quando si sono ristabiliti. Ma dopo poco tempo ritornano nelle stesse condizioni di prima.»

La riabilitazione delle due unità sanitarie seguirà un cammino forse lungo, ma per il sostegno dei bambini di suor Delfina è diverso. In Italia il programma di adozioni a distanza che abbiamo iniziato sta ricevendo numerosi consensi e, per i bambini che ho davanti, vi è forse la speranza di una vita meno difficile.