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1994
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Un contributo alla pace - Aprile
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Il vecchio Bedford è partito questa mattina da Beira con il primo carico di semi e zappe, e ora è fermo sulla riva del fiume, in attesa del traghetto che lo porterà sulla sponda opposta.
Taibo, il proprietario dell’autocarro, scende per verificare le gomme. «L’ho comperato usato nel 1970» mi aveva detto mentre, accanto a lui nella cabina di guida, cercavo inutilmente di proteggermi dalla sottile polvere rossa che entrava dai finestrini.
Alcune ore prima, al bivio di Tica, avevamo lasciato la strada asfaltata per inoltrarci su quella in terra battuta che conduce al distretto di Búzi, avanzando adagio per superare gli avvallamenti del terreno e cercando di aggirare le pozze di acqua e fango. In questa strada, rimasta chiusa alcuni anni durante il periodo di guerra, impantanarsi significa attendere per ore un soccorso.
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In una delle riunioni che periodicamente si svolgono nella sede provinciale dell’Onumoz di Beira, era stato rivolto l’invito a sostenere il processo di rientro dei rifugiati, e io avevo assicurato l’impegno del Centro Cooperazione Sviluppo nella distribuzione di semi e attrezzi agricoli ai nuclei familiari che erano rientrati nei villaggi di Barada, Estaquinha e Guaraguara, tra i più colpiti dagli effetti della guerra.
Ora, ricevuto il contributo chiesto alla Comunità Europea, eravamo pronti ad iniziare la consegna dei semi e delle zappe a cinquemila famiglie da poco rientrate.
Attraversato il fiume, riprendiamo il viaggio. La strada adesso è peggiorata e Taibo ogni volta che incontra una pozzanghera impreca, scende dal camion e, a piedi nudi, verifica che il fondo non sia fangoso. Il camion avanza lentamente, ondeggiando tra le buche della pista. Alla nostra meta, la missione di Barada dove scaricheremo il materiale che domani sarà distribuito alla popolazione, mancano ancora pochi chilometri. Ma nell’ultimo tratto di strada, proprio dove inizia la piantagione di palme da cocco della missione, l’argilla del fondo stradale lascia il posto alla sabbia e il camion sussulta, rallenta e si ferma del tutto.
Scendo assieme a Taibo, immaginando già quel che è accaduto: ci siamo insabbiati con le ruote posteriori. Il tentativo di muovere il mezzo agendo su acceleratore e frizione ottiene solo l’effetto di affondare sempre di più, tra lo spasso di alcuni bambini che osservano divertiti i vani tentativi di far uscire il camion dalla sabbia.
Non rimane che proseguire a piedi sino alla missione e chiedere l’intervento del trattore. Rimango a guardia del camion mentre Taibo si avvia nella calura del pomeriggio. Quando ritorna in compagnia di un gruppetto di persone con delle pale, è scesa ormai l’oscurità. Il trattore è guasto, spiega, e non vi sono altri mezzi.
Occorrono oltre due ore di lavoro, tormentati dal sudore e dalle zanzare, per liberare il camion dalla sabbia e raggiungere finalmente la meta. Al termine di queste peripezie, calcolo che per percorrere centosettanta chilometri, abbiamo impiegato oltre dieci ore.
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Il mattino seguente il materiale viene scaricato in un magazzino mentre iniziano a giungere i beneficiari che, nei giorni scorsi, erano stati avvisati della distribuzione.
Ad ogni famiglia era stato consegnato un talloncino, lo stesso che ora viene ritirato all’atto della consegna dei semi e degli attrezzi. Le persone sono in attesa all’ombra degli alberi e la missione, con il centro sanitario e la scuola che hanno ripreso a funzionare, rappresenta il loro unico, ma fondamentale, punto di riferimento.
Nelle località rurali, strade, depositi agrari e piccole fattorie che costituivano il tessuto connettivo dell’economia del Paese, devono essere ripristinati assieme ai centri sanitari e alle scuole. Un processo reso ancor più complicato dalle mine: le operazioni di bonifica sono in corso, ma occorreranno anni prima di poterle rimuovere totalmente.
Nei prossimi giorni continueremo la distribuzione in altre località del distretto, apportando il nostro concreto contributo al processo di pace in corso. La strada che il Centro Cooperazione Sviluppo ha iniziato e che continuerà a percorrere nei prossimi anni, è ormai tracciata.
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