1994 - Le prime elezioni - Veziano Armandi
 

1994

Le prime elezioni - Novembre

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Dopo dieci anni di vita militare, giunto il momento della smobilitazione, Victor Raul è preoccupato per il futuro e, con una moglie e due figli, la ricerca di un lavoro costituisce in questo momento il suo principale obiettivo.
Ora, nella sede dell’OIM di Beira (l’istituzione dell’Onu che si occupa del rientro degli ex- militari), è in attesa di parlare con un incaricato che gli spiegherà i benefici previsti per gli smobilitati. Se Victor avrà particolari attitudini forse potrà essere inserito in un corso di formazione, altrimenti non gli rimarrà che tornare al suo villaggio.

Con la smobilitazione e la successiva creazione del nuovo esercito che includerà militari del Frelimo e della Renamo, migliaia di ex combattenti si trovano nelle condizioni di iniziare una nuova vita: impresa non facile dopo anni passati tra caserme e incursioni senza alcuna conoscenza specifica, a parte l’uso delle armi. Su circa 18 mila soldati del Frelimo e della Renamo smobilitati, poco più di 4 mila potranno accedere ai corsi di formazione.
La maggioranza tornerà quindi nei villaggi d’origine, dove l’unica possibilità sarà l’agricoltura. Quello che accomuna queste persone è l‘incertezza del futuro e la difficoltà ad adattarsi a una nuova vita. In particolare tra i militari della Renamo, considerati dei banditi armati, è diffuso un senso d’incertezza per l’accoglienza che potrebbero trovare al ritorno nei loro villaggi.
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Dopo la fine delle ostilità in Mozambico non si è più fatto ricorso alle armi, un evento non comune in Africa se si considera che la contrapposizione tra Frelimo e Renamo ha causato decine di migliaia di morti e di feriti, milioni di profughi, distrutto l’economia e le infrastrutture sociali.
L’Occidente non ha badato a spese: la pace è costata sino ad oggi quasi un miliardo di dollari, di cui una parte consistente è stata versata dall’Italia, uno dei principali patrocinatori del processo di pace mozambicano.

In queste prime elezioni nella storia del Mozambico ha votato una percentuale elevata, l’87,8 per cento. Al governo è andato il Frelimo con il 44,3 per cento dei voti e Joaquim Chissano è stato eletto presidente con il 53 per cento, contro il 33 per cento del suo avversario, Afonso Dhlakama. Con queste elezioni sono terminate sia la fase d’emergenza che la missione dell’Onumoz, iniziata al momento della firma dell’accordo di pace.
Non si è però costituito un governo di unità nazionale come avevano ipotizzato i paesi donatori, e ora il Frelimo deve governare una situazione caratterizzata da un forte scontro politico con la Renamo, che ha dimostrato di essere una formazione politica consistente.

Pur priva di risorse e di quadri preparati, la Renamo prevale nelle province di Sofala, Manica, Tete, Zambesia e Nampula ma ha difficoltà a differenziare il proprio programma politico da quello del Governo. Sino a quando il Frelimo era marxista e la Renamo anticomunista, la situazione si presentava chiara.
Ma ora il Frelimo è diventato promotore del libero mercato, ha iniziato un programma di privatizzazioni accettando le indicazioni del Fondo Monetario Internazionale e molti dei suoi dirigenti sono diventati imprenditori.
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Tutti però concordano nel fatto che il ritorno alle armi è da escludere, sia perché l’accordo di pace prevede un’amnistia per i crimini di guerra commessi da entrambe le parti nei confronti della popolazione civile, sia perché il leader e i principali esponenti della Renamo, ora che vivono in case confortevoli e viaggiano su automobili lussuose, sono poco disposti a ritornare ai disagi della vita in foresta.

Per il nuovo governo non sarà un compito facile ricostruire un Paese sconvolto da trent’anni di guerre, con un reddito che non supera i centoventi dollari pro-capite e una popolazione tra le più povere del mondo che, dopo aver messo da parte l’ideologia marxista, vuole dimenticare ora anche la guerra.