1993 - Una speranza divenuta realtà - Veziano Armandi
 

1993

Una speranza divenuta realtà - Dicembre

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11 dicembre: oggi avviene l’inaugurazione del Centro polifunzionale di Quelimane.
Voluto dalla comunità locale, sostenuto dalla Diocesi, finanziato dall’Unione Europea e realizzato dal Centro Cooperazione Sviluppo, il Centro polifunzionale è stato finalmente terminato.

Mentre mi dirigo al luogo della cerimonia, ripercorro le tappe di questo primo importante progetto. Ripenso ai missionari che lo scorso anno avevano proposto l’iniziativa; agli incontri con il Vescovo per formalizzare l’accordo di collaborazione e ai mesi trascorsi a seguirne le attività, terminate con un po’ di ritardo per la difficoltà nel reperire i materiali da costruzione.
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Nonostante il caldo, molte persone sono già in attesa all’ombra di grandi alberi. Sono gli abitanti del quartiere, i beneficiari di questo progetto che, per l’occasione, esibiscono gli abiti più belli: gli uomini indossano pantaloni e camicie perfettamente stirati, qualcuno addirittura la giacca che, con una temperatura che supera i trenta gradi, lascia intuire quanto questa iniziativa sia ritenuta importante. Le donne invece sono avvolte nelle capulane, tutte diverse una dall’altra: alcune riportano motivi geometrici, altre scritte, altre ancora immagini.
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In Africa la capulana accompagna la donna in ogni tappa della sua vita: con essa si avvolge sia il neonato che il defunto, mentre la vedova la utilizza per coprirsi il volto e non mostrare il pianto.
Si utilizza come veste, lenzuolo, coperta, tovaglia e tenda. Vi è una capulana per ogni occasione: la cerimonia religiosa, il fidanzamento, il matrimonio, la festa del villaggio, la campagna elettorale, il lavoro nei campi.

Si usa per legare la fascina di legna e per far poggiare sul capo la tanica d’acqua. I colori della capulana rallegrano l’uniformità della savana e rendono ancor più vivi i mercati e le strade delle città. La capulana viene offerta dal fidanzato, dal marito, dal figlio, dal futuro genero oppure si regala alla nuora, alla figlia che si sposa, alla nipote che riceve la prima comunione.
Alcune capulane raffigurano avvenimenti del passato o contemporanei: un eroe della Patria, la data delle elezioni oppure un particolare avvenimento, proprio come quella che vedo indossata ad una giovane donna che sta danzando e che ricorda la visita di Giovanni Paolo II in Mozambico nell’ottobre del 1988.
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All’arrivo del parroco ha inizio la benedizione dei locali: il laboratorio di calzoleria e di sartoria, l’aula di dattilografia e di contabilità, quella per i corsi di alfabetizzazione rivolti agli adulti e la sala dedicata agli interventi comunitari.

I visitatori si soffermano ad osservare le attrezzature per i calzolai e le sarte, le macchine da scrivere e le calcolatrici, gli armadi, i banchi, gli scaffali. Non manca nulla e ogni cosa è al suo posto. È stato acquistato anche un trattore che sarà messo a disposizione per l’aratura dei campi, facilitando semine e raccolti.
Terminata la cerimonia, dopo qualche discorso di rito, un gruppo di donne della comunità inizia a danzare al suono ritmico dei tamburi.
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In questo quartiere alla periferia di Quelimane, negli scorsi anni sono giunti migliaia di sfollati provenienti dai distretti della provincia.
Ora la guerra è terminata, ma pochi hanno fatto ritorno ai loro villaggi: strade e campi sono ancora minati, scuole e centri sanitari non sono ancora stati ricostruiti mentre le ferite più profonde, le case bruciate e i familiari rapiti o uccisi, fanno ancora male.

Alcuni torneranno quando la ricostruzione sarà conclusa mentre altri rimarranno definitivamente: hanno costruito una casa, possiedono un pezzo di terreno da coltivare, qualcuno è riuscito a trovare un lavoro, i loro figli frequentano la scuola.
Per tutti loro questa iniziativa significa la speranza di un futuro diverso. Una speranza che il Centro Cooperazione Sviluppo è riuscito a rendere concreta e che ci spinge verso altri traguardi di solidarietà.