1993 - L'inizio di un sogno - Veziano Armandi
 

1993 - L'inizio di un sogno

L'inizio di un sogno - Novembre

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Manga potrebbe definirsi una località suburbana di Beira piuttosto che un quartiere, immerso com’è nel verde degli anacardi e delle palme. Scarsamente abitato in epoca coloniale, secondo un recente censimento vi risiedono oggi circa ventimila abitanti, la maggior parte provenienti dai distretti vicini.
La domenica mattina la parrocchia è sempre affollata: qui convivono due etnie e, per non scontentare nessuno, la messa viene celebrata dapprima in lingua chindau, poi in lingua chissena e finalmente in portoghese, la lingua ufficiale.
In questa parrocchia ho conosciuto padre Arnaldo Baritussio, un missionario comboniano originario del Friuli, suor Delfina Tamela, infermiera nel centro sanitario di Chingussura, un’altra località periferica a poca distanza da Manga e fra’ Julio Guirione, un missionario gesuita.
Suor Delfina e fra’ Julio sono entrambi mozambicani e hanno un sogno: realizzare una struttura in cui sia possibile ospitare i bambini che la guerra, l’urbanizzazione forzata, la povertà e la crisi dei valori familiari hanno costretto alla vita di strada.

Una situazione comune a molti paesi africani usciti da conflitti armati. «È un problema complesso
» conferma suor Delfina. «Molti di loro non hanno mai avuto la possibilità di essere veramente bambini, di possedere un giocattolo o andare a scuola. Cercano il cibo nelle discariche e vivono d’elemosine o di piccoli furti. Gli effetti della malnutrizione rischiano di segnarli per sempre e può diventare una tragedia che si porteranno dietro per tutta la vita
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Le necessità non sono solo alimentari, mi spiegano suor Delfina e fra’ Julio, ma anche sociali.
La maggior parte dei giovani del quartiere non possiede un lavoro, mentre le donne sono le più penalizzate: l’analfabetismo femminile è infatti elevato, circa il 65 per cento. Una discriminazione che si trasforma in una condizione difficile per la donna.

Nei giorni successivi, fra valutazioni, pareri e scambi d’idee, il sogno inizia ad assumere contorni sempre più definiti: la struttura d’accoglienza, che abbiamo chiamato provvisoriamente il Centro di Manga, oltre ad ospitare almeno un centinaio di bambini a cui verrà garantito cibo, istruzione e supporto sanitario, dovrà svolgere anche una funzione di sviluppo per i giovani della località mediante dei corsi formativi.
La Diocesi di Beira ha messo a disposizione un’area di ventimila metri quadri a poca distanza dalla parrocchia, mentre l’Unione Europea ha espresso una prima valutazione positiva che induce all’ottimismo circa la possibilità di ottenere un contributo economico.
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Abbiamo previsto due dormitori, un refettorio, la cucina, l’amministrazione, la scuola primaria e quella professionale, una lavanderia, un piccolo campo di calcio e forse vi sarà anche lo spazio per un orto.

La questione che occorrerà risolvere al più presto sarà quella di garantire la continuità nel tempo di questa iniziativa: ai costi dell’alimentazione, del vestiario e del materiale scolastico vanno aggiunte le spese del personale, della manutenzione e degli inevitabili imprevisti.

Tuttavia il vero obiettivo di questa iniziativa non consiste nella struttura in sé, ma nella funzione che svolgerà: sostenere la crescita dei bambini in un ambiente familiare e favorire la loro integrazione sociale.