1993 - Il ritorno - Veziano Armandi
 

1993

Il ritorno - Dicembre

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Mi è stato consegnato il documento con il quale il ministero della Cooperazione del Mozambico riconosce il CCS soggetto idoneo a elaborare e realizzare interventi d’emergenza. Ho così la possibilità di partecipare ai periodici incontri che si svolgono presso la sede dell’Onumoz di Beira e che consentono di avere un quadro aggiornato e dettagliato delle iniziative che le varie organizzazioni realizzano, per favorire sinergie ed evitare di duplicare interventi analoghi nella stessa area.

L’Accordo di Pace, firmato a Roma il 4 ottobre del 1992 tra il governo del Mozambico e la Renamo, prevede infatti che la supervisione e il controllo delle clausole del trattato vengano affidate alle Nazioni Unite, il cui Consiglio di Sicurezza ha autorizzato la missione Onumoz (United Nations Operations in Mozambique) per favorire il processo di pacificazione.
In particolare, la componente militare della missione ha il mandato di verificare il cessate il fuoco, la smobilitazione delle forze in campo, la raccolta delle armi e la sicurezza delle vie di comunicazione.
L'Italia ha contribuito alla missione con 1.030 militari delle Brigate Taurinense e Julia, giunti nel marzo del 1993, il cui compito è quello di garantire l’operatività del Corridoio di Beira, l’importante via di comunicazione stradale tra lo Zimbabwe e il mare, servita anche da un oleodotto e dalla ferrovia.
La missione dovrebbe terminare dopo le elezioni, le prime che si svolgeranno in Mozambico.
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I dati comunicati nell’ultimo incontro indicano che quasi un milione e seicentomila rifugiati sono già rientrati alle località d’origine.
L’emigrazione è sempre stata uno dei fattori su cui hanno ruotato l’economia e la storia del Mozambico. In epoca coloniale i portoghesi vendevano la forza lavoro indigena ai sudafricani, che la utilizzavano nelle miniere. Dopo l’indipendenza il governo ha imposto il trasferimento di decine di migliaia di persone nelle fattorie collettive, mentre la guerra civile, a partire dai primi anni Ottanta, ha costretto milioni di contadini a cercare rifugio in zone ritenute più sicure.
Queste masse in fuga hanno occupato le periferie delle città oppure sono state riunite in centri di raccolta e ora, giunta la pace, una gran parte fa ritorno ai villaggi. Non vi sono molti esempi nella storia di movimenti migratori contrari, ossia dalla città alla campagna. In genere i governi sono sempre intervenuti per arginare l’esodo opposto.
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Tuttavia, chi ritorna, oltre ad essere privo di tutto, dagli utensili domestici, al vestiario, ai prodotti igienici, alle medicine e al materiale scolastico per i figli, deve fare i conti con la siccità che da due anni sta colpendo l’Africa australe e in tali condizioni non è facile iniziare una nuova esistenza.

La questione si è inoltre complicata per i mozambicani che provengono dalla Tanzania: vi sono quelli che erano espatriati ai tempi della guerra di liberazione, quelli che erano fuggiti all’inizio della guerra civile e quelli che erano emigrati addirittura negli anni Sessanta. Con la pace definitiva sono rientrati tutti in massa, cogliendo di sorpresa le strutture locali che non erano preparate ad una situazione del genere.

Con il rientro degli sfollati, è iniziata anche la smobilitazione dei militari della Renamo: dopo anni passati a combattere, inizieranno una vita diversa.
Alcuni entreranno nel nuovo esercito, ma la maggior parte riceverà un quantitativo di semi, una zappa, un’ascia, una coperta, un pacco di alimenti secchi, un paio di scarpe, degli abiti civili e due anni di salario calcolato sulla base del minimo salariale, il periodo previsto per l’integrazione nella società civile.
Questo processo tuttavia non sarà facile: è diffuso un sentimento d’incertezza circa la capacità di adattarsi ad una vita normale dopo i lunghi anni vissuti nelle basi militari in foresta.

 

Anche noi del Centro Cooperazione Sviluppo apporteremo il nostro contributo al processo di rientro in corso. Tra poche settimane inizieremo a distribuire attrezzi agricoli e sementi alle famiglie che stanno rientrando nel distretto di Búzi.
Lo sviluppo del Mozambico dipende anche dalla partecipazione e dall’impegno delle organizzazioni della società civile, le quali, avendo scelto di lavorare a fianco di questo popolo, hanno il dovere di contribuire alla ricostruzione del tessuto sociale distrutto dalla guerra.