1991 - Visita a due scuole - Veziano Armandi
 

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Visita a due scuole - Luglio

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La Direzione provinciale dell'Educazione della provincia della Zambesia è al primo piano di un edificio situato a pochi passi dalla cattedrale di Quelimane.
Il signor Manuel Rodrigues, il funzionario della a cui ho chiesto un incontro per avere informazioni e dati recenti sulla condizione scolastica nei distretti della provincia, ammette di non avere nessun dato disponibile. «Molte strade non sono percorribili, le direzioni governative distrettuali sono state abbandonate e di tante località non si sa nulla. La maggior parte delle scuole e centri sanitari sono stati distrutti. È difficile anche portare aiuti.»
Mi mostra poi un dato diffuso dall'Unicef, che rende l’idea della situazione: sono stimati in oltre centomila gli alunni che in tutta la provincia hanno dovuto interrompere la scuola. «Ma non sono solo le località lontane ad avere necessità di sostegno. Anche vicino alla città le esigenze sono molte nel settore scolastico. Le interessa visitare qualche scuola?» mi chiede. Naturalmente m’interessa.
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La strada che da Quelimane conduce a Zalala, un villaggio di pescatori in riva all’oceano, è una stretta striscia di terra lunga una ventina di chilometri, disseminata di buche che mettono a dura prova le sospensioni della vettura e la stabilità dei passeggeri, ma il percorso è allietato dalla visione dei filati di palme da cocco che si estendono a vista d’occhio ai due lati della strada, e che lasciano il posto agli eucalipti poco prima di giungere al mare.

Della prima scuola che visito esiste solo il nome: Escola primaria de Zalala. Il resto, edificio, banchi, cattedra e tutto ciò che dovrebbe costituire una scuola, non esiste. Esistono solo gli alunni, seduti sotto un albero e l’insegnante che, in piedi, sta scrivendo con il gesso su un pannello di legno. Al nostro apparire gli alunni si voltano a guardarci e tutti gli occhi si fissano su di me, sorpresi nel vedere uno sconosciuto.
L’insegnante si chiama Francisco e la maglia che indossa con il nome di una squadra di calcio portoghese, lascia intuire che recentemente è avvenuta una distribuzione d’indumenti.
La scuola, m’informa Francisco, funziona da due anni e gli alunni, un centinaio, sono divisi in due turni: mattino e pomeriggio. «In realtà dovrebbero essere molti di più - dice Francisco - ma da un lato non tutte le famiglie comprendono l’importanza dello studio, dall’altro non hanno la possibilità di acquistare neppure un quaderno o una penna
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A differenza della prima, la seconda scuola è situata in una capanna a breve distanza dal mare e giungo poco prima che l’insegnante, Alexandre, inizi la lezione. È arrivato un anno fa da Milange, ai confini con il Malawi, e mi racconta qualcosa di lui.
«I guerriglieri sono arrivati all’alba e hanno saccheggiato il mio villaggio, incendiato il centro sanitario e la scuola uccidendo diverse persone, tra cui mio fratello. Sono riuscito a fuggire in città e ho chiesto di poter continuare a lavorare. Mi hanno assegnato a questa scuola.»
Entro nella capanna e una ventina di bambini si alzano in piedi, anche loro sorpresi nel vedermi. Quando l’atmosfera diviene più informale chiedo di assistere alla lezione. Mi siedo verso il fondo, al fianco di una bambina che mi guarda intimidita e a cui sorrido per metterla a proprio agio.
Al termine della mia visita, il maestro invita gli alunni a cantare delle filastrocche a guisa di saluto.
Prima timidamente, poi con sempre più audacia, i bambini s’impegnano nel canto che, man mano che mi allontano, si affievolisce sempre più.