1991 - Il volto dell'Africa - Veziano Armandi
 

1991

Il volto dell'Africa - Settembre

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Anifa si è alzata che non era ancora giorno, ha preso la tanica di plastica gialla e, dopo aver camminato alcuni chilometri, è arrivata alla fontana. Ha aspettato pazientemente il suo turno scambiando qualche parola con le altre donne che, come lei, hanno percorso un lungo tratto di strada. Riempita la tanica, si è diretta verso casa sotto il peso di venti litri d’acqua e il calore del mattino.
Giunta a casa, ha fatto bollire l’acqua per i figli e ha servito loro del tè prima di andare a lavorare i campi. Al ritorno, dopo aver preparato in fretta qualcosa da mangiare per i figli e l’anziana madre, si è diretta alla scuola di cucito, cercando di allontanare dalla mente il pensiero che al tramonto avrebbe dovuto nuovamente andare ad attingere l’acqua.
Ma ora finalmente, assieme ad altre donne abituate come lei a fare i conti con la quotidianità e con la sfida alla sopravvivenza, è intenta a seguire il corso di sartoria che le missionarie Domenicane hanno organizzato nel quartiere di Garivera.

Qui, a poca distanza dalle ultime case di Quelimane, tra capanne costruite con foglie di palma e bambini che si rincorrono tra i rifiuti e la polvere, le religiose hanno realizzato un centro sociale destinato alle donne. Lo sto visitando assieme a suor Victoria, la responsabile delle missionarie Domenicane in Mozambico.
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«Prima dell’arrivo dei rifugiati, la popolazione non superava il migliaio d’abitanti, mentre ora sono oltre diecimila. Non potevamo rimanere indifferenti, specialmente di fronte alla condizione femminile. Abbiamo realizzato il Centro polivalente per la promozione della donna, una struttura in cui svolgiamo dei corsi di sartoria, alfabetizzazione, igiene alimentare e prevenzione delle malattie infantili.»
Visito il Centro polifunzionale, una costruzione non molto grande ma assai utile alla popolazione locale. Delle quattro sale, due sono occupate dalla scuola di sartoria mentre una terza è adibita a magazzino: vi sono pezze di tessuto, gomitoli di cotone e filati. Nell’ultima sala sono esposti per la vendita i manufatti realizzati, il cui ricavato è destinato alle spese di gestione.
L’obiettivo, mi spiega suor Victoria, è quello di offrire non solo opportunità economiche, ma anche formazione sociale e spirituale
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Quando mi accomiato, le future sarte alzano lo sguardo e mi salutano sorridendo. Il mio pensiero corre alle loro situazioni familiari: molte avranno dei figli oppure dei fratelli o dei genitori a cui dover provvedere e tante hanno alle spalle storie di dolori e violenze.
Donne che, giorno dopo giorno, rispecchiano il miracolo della sopravvivenza non solo qui in Mozambico, ma in tutta l’Africa.
Ringrazio tra me le missionarie che sono riuscite a compiere il piccolo miracolo di alleviare, anche se per qualche ora, privazioni e sofferenze ad Anifa e a tutte le donne come lei, e a renderle coscienti della propria dignità e dei propri valori.
Se l’Africa ha un volto, allora è quello delle donne.