1990 - Micaune - Veziano Armandi
 

1990

Micaune - Agosto

Moz1990_Micaune1.jpg

 

È ancora buio quando il battello, dopo una breve traversata, ci lascia sull’altra sponda del  fiume Bons Sinais, dove ci attende il Land Rover della missione di Inhassunge, avvertita per radio del nostro arrivo.
Il pomeriggio precedente i missionari avevano ricevuto la notizia che l’esercito aveva ripreso il controllo del villaggio di Micaune, abbandonato lo scorso anno per la recrudescenza della guerra, ed era stato subito deciso di recarsi nella località il giorno seguente per incontrare i catechisti e i partecipanti delle Comunità ministeriali.
1990 _33.jpg

 

Nonostante molti missionari avessero lottato contro l’oppressione colonialista, il nuovo governo aveva adottato severe misure contro la religione. Non solo non esistevano più le strutture perché sequestrate dallo Stato, ma non esisteva neppure il popolo, poiché non era raggiungibile se non con grandi rischi.
Tuttavia, dagli anni della repressione, stava sorgendo in Mozambico una Chiesa nuova: nell’Assemblea Pastorale del settembre del 1977, tenutasi a Beira, nascevano le prime Comunità ministeriali, orientate sia da vescovi che da missionari e strutturate su compiti affidati ai laici, ormai pronti per assumersi delle responsabilità nella conduzione delle comunità e nelle opere di promozione sociale.

Queste comunità affrontarono inizialmente, com’era prevedibile, un periodo difficile, dovendo resistere alle misure repressive del governo ma, lungi dal dissolversi, si moltiplicarono e si rinforzarono. «Non potevamo spostarci - mi aveva spiegato padre Lodovico - ma potevamo preparare dei documenti e, con prudenza, incontrare i responsabili delle comunità. È stato un lavoro difficile e a volte pericoloso, che però ci ha consentito di percorrere nuove strade quando tutto sembrava perduto. È nata in noi una nuova sensibilità che ha aiutato a capire meglio le necessità delle persone. Abbiamo riscoperto i valori della nostra origine francescana.
1990_Micaune 2.jpg

 

Ci fermiamo alla missione di Inhassunge per il tempo necessario a caricare sul fuoristrada tre motociclette che ci serviranno nell’ultimo tratto del percorso, e il viaggio riprende.

Dopo oltre un’ora di pista, attraversiamo la località di Abreu, una manciata di case distrutte dalla guerra e, poco dopo, arriviamo in riva all’omonimo fiume dove ci attende un’imbarcazione, poco più che un rottame galleggiante. Ma ha un motore e riesce a navigare. Trasferiamo le moto sull’imbarcazione e, un’ora più tardi, accostiamo a riva sollevando le moto a fatica per superare il dislivello tra il fiume e il terrapieno. L’imbarcazione ci attenderà sino al nostro ritorno, ma spostandosi sull’altra sponda per evitare eventuali attacchi della guerriglia.

È ormai tarda mattinata e inizia l’ultima parte del viaggio. Zaini in spalla, saliamo sulle moto. Siamo in sei, due per ogni mezzo. Salgo su quella condotta da padre Bruno, il quale mi avverte che dovrà andare veloce a causa della sabbia sulla pista. Avventure simili, sino ad oggi, le avevo viste solo al cinema. All’inizio sono teso e spero che il mio accompagnatore abbia abbastanza esperienza di guida, ma poi mi rassicuro perché mi accorgo che, se fosse in Italia, sarebbe un campione di motocross.
Micaune 4.jpg

 

Il percorso si snoda tra piantagioni di cocco e tratti di fitta foresta, mentre il cielo ha l’azzurro che solo i cieli africani possiedono. Ogni tanto dei babbuini, incuriositi dal rumore, spuntano in lontananza davanti a noi per poi tornare a nascondersi al nostro avvicinarsi.
Dopo quasi un’ora arriviamo a Micaune, un villaggio di capanne con qualche costruzione in muratura. La popolazione dapprima ci guarda sorpresa poi, riconoscendo i missionari, si avvicina con grida di gioia. Sono meravigliato: nonostante le distruzioni e le sofferenze, è ammirevole la sincera felicità che questa gente prova.
Un nugolo di bambini ci circonda e fa pena vederli vestiti solo di una scorza d’albero, ma l’impressione è assai più penosa nel vedere anche gli adulti vestiti alla stessa maniera. Mi metto in posa per una fotografia con una bambina che, per tutto il tempo in cui restiamo nella località, mi rimane vicino.
Moz1990_Micaune2.jpg

 

Da alcuni esponenti della comunità apprendiamo che la situazione è difficile. Le persone vivono costantemente in tensione: il villaggio era stato occupato dalla Renamo e ora il Frelimo lo ha ripreso. Mancano cibo, vestiti e medicinali.
Prevedevamo di rimanere anche il giorno seguente, ma giungono alcuni militari che ci invitano a ritornare subito indietro perché i guerriglieri stanno preparando un attacco per rioccupare la località. Salutiamo in fretta la popolazione che, ammutolita e delusa, ci guarda partire. I missionari promettono che ritorneranno con degli aiuti, ma quando sarà possibile? Il ritorno si svolge senza ostacoli sino al fiume, l’imbarcazione ci raggiunge e, caricate le moto, iniziamo il viaggio di ritorno.

Due giorni dopo abbiamo saputo che la Renamo aveva attaccato quella notte e rioccupato il villaggio. Ho pensato alla bambina che aveva posato con me nella fotografia. Di lei non conosco il nome, ma il suo ricordo rimarrà sempre scolpito nella mia memoria.