1990 - Bazooka a Inhassunge - Veziano Armandi
 

1990

Bazooka a Inhassunge - Giugno

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Ogni congregazione religiosa possiede nella capitale una sede, necessaria per ricevere i missionari in arrivo o in partenza, svolgere gli inevitabili adempimenti burocratici od organizzare le attività legate all’evangelizzazione e allo sviluppo sociale. Quella dei missionari Cappuccini è una palazzina circondata da un giardino in una tranquilla via del centro di Maputo.

Nel silenzio dell'assolato pomeriggio l’eco del campanello si prolunga per qualche istante e, trascorsi alcuni minuti, alla porta appare padre Giocondo Pagliara, da poco giunto dall’Italia dove ha trascorso un periodo di riposo dopo il tragico avvenimento che lo ha visto protagonista e che ha narrato nel suo libro “Bazooka e sangue a Inhassunge”, di cui mi ha donato una copia.
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È accaduto ad Inhassunge, la località situata di fronte a Quelimane, dall’altra parte del fiume Bons Sinais, il 27 marzo del 1989, lunedì di Pasqua. Quel giorno nella missione vi erano padre Camillo Campanella, padre Francesco Bortolotti, padre Giocondo Pagliara e fra Oreste Sartori.

Già dall’alba si sentivano i primi colpi di arma da fuoco tra esercito e guerriglieri. Alcuni frati mozambicani avevano intuito il pericolo la sera precedente e avevano deciso di raggiungere Quelimane assieme ai novizi che vivevano nella stessa comunità.

Poco dopo le sette del mattino lo scontro si sposta sempre più verso la missione, tanto che i religiosi, prevedendo che verrà saccheggiata, preferiscono rifugiarsi in una macchia di vegetazione ad alcune decine di metri dall’edificio, mentre padre Pagliara decide invece di rimanere dentro. Poco prima delle otto gli spari cessano, la porta della missione viene abbattuta e alcuni guerriglieri irrompono iniziando il saccheggio, ma lasciando incolume padre Pagliara.
I missionari rifugiati nella vegetazione invece, venuti a trovarsi per una sfortunata coincidenza al centro dello scontro, rimangono uccisi.
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Padre Pagliara è costretto a seguire i guerriglieri da una base all’altra attraverso le province della Zambesia, di Sofala e di Tete, fuggendo dai soldati dell’esercito, dormendo sotto la pioggia, bevendo l’acqua delle pozzanghere e mangiando i frutti raccolti dagli alberi.
Dopo trentasei giorni giunge al quartier generale della Renamo, nel distretto di Gorongosa, dove incontra il leader Afonso Dhlakama. “Dhlakama - scrive nel suo libro padre Pagliara - mi spiega che il mio rapimento si era reso necessario. Infatti, se il Frelimo fosse venuto a conoscenza che vi era un testimone della sconfitta dei suoi soldati, mi avrebbe soppresso.” Poi Dhlakama aggiunge: “Noi non vogliamo sconfiggere il governo, ma costringerlo a negoziare e abbandonare la dialettica marxista utilizzata per privare il popolo della sua libertà.”

Il 5 maggio viene accompagnato al confine con il Malawi, dove lo attende un rappresentante della Croce Rossa Internazionale. Il 14 maggio giunge in Italia per riposarsi e curarsi dai disagi, nell’attesa di ritornare in Mozambico.

Il racconto del periodo trascorso in prigionia si chiude con queste parole “ … È valsa la pena vivere questa tragica esperienza, perché mi ha fatto scoprire un orizzonte nuovo nel mondo degli umili… Lo stesso mondo dei guerriglieri non si è rivelato solo un mosaico di crudeltà e di banditismo, ma anche un mondo aperto all’ideale, il mondo di chi vive una vita difficile, al limite della resistenza e della sopportabilità. Se i cristiani accettassero i disagi, le sofferenze e le incomprensioni con lo stesso spirito che anima i guerriglieri… la vitalità del Regno di Dio ne avrebbe un’energia formidabile…. Il martirio dei nostri tre missionari è un grido d’implorazione per un mondo nuovo in cui tutti scoprano che la guerra, le violenze e le sopraffazioni servono a scavare una fossa mortale contro l’uomo e che il dialogo e la solidarietà consentono l’affermazione dei diritti di Dio”.
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Sul luogo del martirio si erge oggi un monumento: tre croci di legno che poggiano su una scultura in pietra raffigurante l’Africa mentre i tre missionari, i Martiri di Inhassunge, riposano nel piccolo cimitero di Coalane, a poca distanza dalla missione dei Cappuccini.