1989 - Xipamanine - Veziano Armandi
 

1989

Xipamanine - Luglio

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Che un bianco salga su un mezzo di trasporto locale non è un avvenimento molto comune.
Lo intuisco non appena, diretto al mercato di Xipamanine, entro nel minibus e tutti gli sguardi si posano su di me. Avrei potuto scegliere un veicolo aperto, uno dei numerosi pick-up dove i passeggeri salgono sul pianale posteriore aggrappandosi gli uni agli altri, ma l’avevo giudicato pericoloso.

Alla domanda di mobilità del milione e passa di abitanti che si dice Maputo possieda, ha risposto l’iniziativa privata con i chiapa-cem, i tipici minibus presenti in ogni via della città. Quasi mai il proprietario ne è anche il conducente: il veicolo viene affidato al motorista il quale, a sua volta, provvede ad assumere il cobrador, incaricato di disciplinare l’entrata e l’uscita dei passeggeri e riscuotere il pagamento. Non essendo facile per il proprietario accertarsi del numero dei passeggeri trasportati, l’accordo con l’autista è semplice: al termine della giornata quest’ultimo versa una cifra stabilita in precedenza, tenendo per sé l’eccedente.

L’obiettivo dell’autista è quindi quello di riempire il più possibile il mezzo, viaggiare alla massima velocità consentita, tornare al punto di partenza e ricominciare il giro. Non esistono fermate stabilite, così come non esistono regole di circolazione che siano rispettate: gli autisti si fermano quando qualcuno fa loro cenno, senza preoccuparsi di curve, incroci o semafori, cercando di superare il veicolo che precede per caricare il più possibile.

La maggior parte dei mezzi sono poco più che rottami e i passeggeri sono sballottati gli uni contro gli altri tra cesti di patate, sacchi di fagioli, bambini piangenti, borseggiatori, grida, lamentele e insulti, il tutto con il continuo accompagnamento di una musica assordante.
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O senhor veio aqui sozinho?” La domanda mi viene rivolta mentre, sceso dal minibus e diretto al vicino mercato, mi ero fermato sulla soglia di un negozio ad osservare delle capulane esposte all’interno.
Il signore è venuto qui da solo?” Aveva ripetuto l’uomo che, a giudicare dall’aspetto, sembrava il proprietario e alla mia risposta affermativa aveva scosso la testa. “Non è stato prudente. Doveva farsi accompagnare da qualcuno. Un bianco qui è un bersaglio facile. Se vuole visitare il mercato, la faccio accompagnare da un mio lavorante. Gli oggetti di valore li lasci qui”.

Qualche istante più tardi ero stato affidato a Pedro, un commesso del negozio, già avanti con gli anni e anche lui aveva sottolineato il rischio di essere derubati. “Agiscono in tre, di solito con la stessa tecnica: individuano la vittima e la seguono. Al momento opportuno, due si affiancano ai lati e la tengono ferma mentre il terzo sfila il portafoglio e l’orologio. Sono veloci e spariscono tra la folla senza che nessuno intervenga”.
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Per giungere al mercato passiamo davanti al cinema Olimpia, la cui insegna, logorata dal tempo, è spenta ormai da molti anni. Non posso fare a meno di soffermarmi ad osservare l’atrio occupato da bancarelle che espongono pesce secco, pane, frittelle, uova, mentre le bacheche dove un tempo venivano affisse le locandine dei film, sono prive di vetri e piene di rifiuti. Il mio accompagnatore si lascia andare ai ricordi. « Qui si proiettavano film selezionati e veniva gente da ogni parte della città. Anch’io venivo da giovane

È difficile immaginare che nello stesso bancone su cui alcune persone hanno posato degli involti da cui estraggono il cibo appena acquistato, un tempo gli spettatori si avvicendavano per comperare il biglietto d’ingresso.
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Il mito del mercato di Xipamanine continua a resistere.
Già famoso in epoca coloniale, non vi è persona che, visitando Maputo, non ne abbia sentito parlare. Come tutti i mercati africani, i prezzi sono un enigma: per uno stesso oggetto ve ne sono diversi e variano continuamente in base al momento della giornata, alla capacità di contrattazione dell’acquirente e al tipo di cliente.

Ma a mantenere vivo il mito di Xipamanine è soprattutto la sezione dedicata all’occulto, dove vengono venduti gli strumenti di lavoro per curandeiros e feticeiros. In Africa a credere nel soprannaturale non sono soltanto le persone comuni, ma anche dirigenti d’imprese, funzionari statali, medici, ministri, addirittura capi di stato. I fenomeni occulti fanno parte della cultura africana e nessun politico o uomo d’affari prende importanti decisioni senza avere prima consultato il proprio mago di fiducia.
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Ci si rivolge al curandeiro oppure al feticeiro secondo il tipo di problema da risolvere: successo negli affari, protezione contro il malocchio, problemi coniugali, sterilità, guarigione dalle malattie... Le terapie suggerite vanno dai talismani alle pozioni e, se non si ottengono risultati, la colpa è del paziente che evidentemente non ha seguito le raccomandazioni ricevute.
Nelle bancarelle che vendono i prodotti per maghi, sono esposti barattoli di vetro contenenti polveri colorate, erbe triturate, radici, amuleti dalle forme più varie, gusci di tartaruga, uccelli imbalsamati, teschi, pelli di scimmia e di serpente, unghie di animali, denti di coccodrillo, collane, statuette di legno, maschere.

Ogni pezzo esposto ha un significato e un utilizzo ben preciso, mi spiega Pedro, aggiungendo che anche lui possiede un amuleto per tenere lontani i cattivi spiriti. “In Africa con la stregoneria non si scherza. Le sventure sono provocate dai poteri degli stregoni che conoscono metodi per far soffrire e ammalare, o addirittura provocare la morte delle persone. Un amuleto è necessario per proteggersi”.
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È l’imbrunire quando saluto Pedro e, seguendo il consiglio del proprietario del negozio prendo un taxi, uno dei rari taxi che circolano in questa città.

Durante il tragitto leggo il biglietto da visita che mi ha dato il proprietario di una bancarella, nel caso avessi bisogno anch’io di un amuleto. “ Medico tradizionale, specialista in medicina tradizionale. Risolve fortuna in amore, successo negli affari, malattie della pelle, asma, tubercolosi, malaria, paralisi, impotenza, garantisce gli esami scolastici, fa incontrare le persone perdute e protegge dai cattivi spiriti.”
Più in basso l’indirizzo e il telefono. Tradizione e tecnologia convivono perfettamente oggi in Africa.