1989 - Infanzia perduta - Veziano Armandi
 

1989

Infanzia perduta - Ottobre

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L’esile figura di suor Berta si muove svelta nel labirinto di capanne intorno alla missione, incurante del caldo che si fa già sentire nonostante il sole sia sorto da poco. Dietro di lei, percorro a mia volta gli stretti viottoli che serpeggiano tra le abitazioni addossate le une alle altre, senza soluzione di continuità.
Sto accompagnando suor Berta in una delle sue periodiche visite alle famiglie più povere del quartiere, alle quali lascia un poco di denaro, s’informa sulle condizioni di salute dei bambini, chiede notizie di un ammalato, regala un sorriso e comunica il giorno in cui verrà effettuata una distribuzione di alimenti o di vestiti. Mi sto muovendo in un groviglio di disperazione, di sogni infranti, di speranze frantumate.
Tutti i giorni arrivano nuovi profughi, costruiscono in fretta la loro capanna di bambù o di argilla e chiamano i familiari rimasti al villaggio. È un fenomeno che sembra inarrestabile. Le case stanno sorgendo in modo spontaneo e disordinato: la guerra ha fatto saltare tutti gli equilibri e le pianificazioni demografiche.

Magdalena, un’animatrice cattolica, ha accettato di ospitare Paula che, nel minuscolo cortile delimitato da una siepe di bassi arbusti, la sta aiutando a raccogliere dei piccoli pesci lasciati seccare al sole.
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Al nostro apparire, Paula saluta la suora con un timido sorriso, mi rivolge un rapido sguardo e riprende il suo lavoro. Nella sua espressione vi è qualcosa che non riesco a decifrare e, mentre ci dirigiamo verso un’altra abitazione, suor Berta me ne racconta la storia.

Paula ha circa diciassette anni. Un pomeriggio del marzo del 1985 mentre tornava a casa dopo aver visitato un parente che abitava vicino al suo villaggio, è stata rapita dai guerriglieri e costretta a divenire la compagna di uno di loro nell’età in cui le bambine giocano ancora con le bambole.
Tre mesi dopo, nella confusione di uno scontro armato, è fuggita e la sua fortuna è stata quella di imbattersi nell’ufficiale che comandava i soldati dell’esercito regolare prima che la trovassero i suoi rapitori. Era sporca, i capelli arruffati, l’abito sgualcito, le gambe e le braccia graffiate e negli occhi l’orrore delle violenze a cui aveva dovuto assistere.

L’ufficiale, che aveva intuito la situazione, l’ha affidata ad una donna soldato a cui Paula ha narrato le sue vicissitudini. Era fuggita con altre due giovani come lei approfittando della sparatoria, ma nello scompiglio ciascuna aveva preso strade diverse. Nella base, oltre ai guerriglieri, vi erano anche uomini, donne e bambini rapiti. I guerriglieri ogni sera, dopo essersi ubriacati, sceglievano uno di loro che uccidevano in modi sempre diversi, obbligando tutti ad assistere.

Qualche giorno più tardi Paula è stata affidata a suor Berta che, dopo averla tenuta con sé alcune settimane, l’ha affidata a Magdalena.
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All'inizio degli anni Ottanta la situazione in Mozambico stava precipitando. Non funzionava quasi nulla, l’economia era al collasso e la gente soffriva la fame.
In quell’anno, il presidente Samora Machel fu costretto ad ammettere che il popolo non aveva partecipato al processo rivoluzionario e che erano stati commessi errori e abusi.
Ma il fatto più straordinario fu la richiesta di aiuto rivolta alla Chiesa, considerata sino a quel momento la prima causa dell’ignoranza del popolo. Ora, davanti alla rovina, veniva chiesto ai religiosi di far ritorno alle loro missioni e riprendere il lavoro nelle scuole e negli ospedali.
La radio e la stampa cessarono di attaccarli e i missionari furono nuovamente liberi di muoversi senza impedimenti. Ma intanto il conflitto si era allargato, tanto che non si poteva più parlare di guerriglia ma di guerra civile, che si era ormai estesa in quasi tutto il territorio nazionale.

I Vescovi a più riprese hanno invitato Frelimo e Renamo ad un dialogo che non è mai iniziato, perché pare che ambedue le parti siano certe della vittoria finale. Tuttavia la Renamo, per il fatto di non possedere un proprio programma politico e nessun esponente di rilievo, si è esposta a critiche da parte dell’Occidente, tanto che alcuni paesi europei ritengono preferibile il governo del Frelimo piuttosto che quello di un movimento che, oltre a non dichiarare intenzioni e programmi politici, colpisce popolazioni inermi.
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Anche David, dieci anni, è fuggito da una storia di violenza e ora vive con la madre e un fratello in una casa che suor Berta ha costruito grazie ad alcuni benefattori. « Nel suo villaggio i guerriglieri sono arrivati una mattina all’alba, hanno bruciato la scuola e ucciso l’insegnante. Dopo poco tempo sono nuovamente ritornati e hanno rapito delle persone, tra cui il padre di David. La madre è riuscita a scappare e per quasi un mese è rimasta nascosta nella foresta con i figli, nutrendosi di radici e frutti selvatici. Quando i guerriglieri hanno abbandonato la zona, è venuta in città e ha chiesto aiuto a noi

In un’altra casa, è la madre di Jossita, una bambina di tredici anni, a narrare la sua storia: « È accaduto al mattino. Jossita era appena andata a prendere l’acqua, quando sono entrati nel villaggio e hanno iniziato a sparare. Sono riuscita ad uscire senza che mi vedessero e sono corsa incontro a Jossita per impedirle di tornare a casa. L’avrebbero certamente rapita.
Siamo scappate con altri verso il fiume, mentre dietro di noi sentivamo il rumore delle armi da fuoco. Siamo state fortunate perché al fiume abbiamo incontrato delle persone che ci hanno fatto subito salire su una barca portandoci a Mocuba dove abbiamo vissuto per alcuni mesi. Ora, grazie a suor Berta, sono qui con mia figlia
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La mattinata volge al termine quando suor Berta termina le visite. Le riprenderà domani in un altro quartiere della città e tra alcuni giorni vi sarà la distribuzione mensile di cibo per le famiglie più povere.
Non potrò essere presente, ma sarà gratificante sapere che le offerte che abbiamo raccolto in Italia contribuiranno al sostegno di molti bambini in difficoltà.

Il lavoro e il sacrificio dei mesi scorsi incominciano a dare i frutti: spero che sia l’inizio di una lunga collaborazione con il Villaggio della Pace