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1987
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I bambini della guerra - Febbraio
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Marzo 1985. Una pioggia sottile cadeva sulle piantagioni di canna attorno allo zuccherificio di Luabo ma non disturbava il lavoro dei tagliatori, iniziato poche ore prima. La canna tagliata veniva trasportata nello stabilimento della Sena Sugar Estates dove, dopo una serie di passaggi attraverso rumorosi e grandi macchinari, si trasformava in zucchero. L’improvviso rumore delle armi automatiche mise in fuga i tagliatori di canna, mentre coloro che lavoravano dentro lo stabilimento sentirono gli spari solo quando i guerriglieri avevano circondato lo zuccherificio, ma ormai era troppo tardi per fuggire. Molti lavoratori vennero uccisi, altri feriti, altri ancora catturati e costretti a trasportare tutto quello che era possibile portare via. Il più grande zuccherificio del Mozambico venne distrutto con la dinamite e la stessa sorte toccò alla cittadina di Luabo, il cui nome significa, in lingua locale, fiore del fiume.
Quella mattina João stava dirigendosi a pescare e questo gli salvò la vita: riuscì a fuggire assieme ai tagliatori che raggiunsero il fiume prima che i guerriglieri circondassero i campi. Il gruppo di fuggiaschi camminò tra le canne della riva e, due giorni dopo, giunse al villaggio di Marromeu. João però decise di tornare a Luabo per avere notizie dei genitori e dei fratelli, ma non riuscì a raggiungere la località: a metà percorso alcuni guerriglieri lo catturarono obbligandolo ad unirsi a loro. Solo più tardi venne a sapere che tutta la sua famiglia era rimasta uccisa nell’incursione.
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Mi racconta la sua storia il direttore della comunità di recupero Josina Machel che ospita giovani traumatizzati dalla guerra, tra cui João: un progetto finanziato dall’Unione Europea e il primo di questo genere in Mozambico. La maggior parte dei giovani qui ospitati non ha ancora compiuto diciotto anni; molti di loro sono stati rapiti dai guerriglieri, rapidamente addestrati e costretti a combattere nell’età in cui i nostri bambini abbandonano i cartoni animati e passano ai videogiochi.
Sono stimati in oltre undicimila i minori che la guerra ha trasformato e costretto a uccidere, spesso anche i propri parenti. Qualcuno è riuscito a ritornare presso la propria famiglia mentre altri, non avendo più nessuno, vagano per le vie delle città dormendo dove capita e vivendo di espedienti.
La riabilitazione psichica degli adolescenti non avviene attraverso la terapia clinica, ma utilizzando la riabilitazione ludica. Si tratta di una particolare terapia che consente al paziente di auto curarsi.
Il direttore mi indica Bernardo, un giovane di diciassette anni, spiegandomi quanto gli è accaduto. «È stato rapito assieme ai genitori all’epoca del massacro di Muzumane. Il padre, per non avere obbedito ad un ordine dei guerriglieri, è stato ucciso. Bernardo ha dovuto inserirsi tra le loro file ed è divenuto comandante di un piccolo gruppo di giovani. È riuscito a fuggire e a tornare a casa, ma ha iniziato ad avere problemi relazionali. La terapia attuale pare dia benefici, tanto che oggi frequenta la scuola primaria e nel tempo libero si dedica all’artigianato.»
Gli adolescenti sono sottoposti a sedute sistematiche di conversazioni, dove emergono i loro problemi e contemporaneamente hanno la possibilità di esprimere sentimenti ed emozioni attraverso la danza, il teatro o la realizzazione di attività artigianali.
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La tappa successiva prevede la frequenza scolastica: l’istruzione, infatti, è considerata come un ritorno alla vita normale, crea sicurezza e prospettive per il futuro. «Per questi giovani la scuola costituisce la seconda famiglia e in tal modo l’insegnante è un personaggio importante nel ristabilire la loro personalità» conferma il direttore, indicandomi un altro giovane, Joaquim, e narrandomi la sua vicenda. Joaquim ha diciassette anni ed è stato comandante di un gruppo di ragazzini, tutti rapiti dai guerriglieri nella zona di Manhiça.
I problemi di questo giovane erano legati al fatto che, nella comunità di recupero, si rifiutava di compiere qualsiasi atto che prevedesse un’attività di gruppo se egli non ne era considerato il capo. Lo psichiatra che lo cura sta cercando di ridargli l’infanzia che gli è stata rubata.
Casi simili sono diffusi in tutto il Mozambico: migliaia di adolescenti stanno pagando gli effetti di una guerra che prosegue, tra violenze commesse da entrambe le parti, contro un popolo che non ha neppure la forza di un lamento.
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